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CARTINA
CONSIGLIATA: IGC 1:50.000, FOGLIO 15 |
| Punto di partenza |
Isallo (350 m ca),
raggiungibile dall'uscita di Finale Ligure della A10
Genova-Ventimiglia
attraverso Bardino Vecchio, Bardino Nuovo e Magliolo. Presso la chiesa si prende la diramazione stradale che risale la
solitaria Val Maremola fino al piccolo ed isolato centro abitato.
Trascurata una diramazione a sinistra, si risale con molti tornanti nel
bosco fino alla frazione Cà dell'Erscio: qui la strada diventa sterrata,
e procede per alcuni km fino ad una sbarra (600 m circa, parcheggio). |
| Descrizione |
Si prosegue lungo
la carrareccia, che scende leggermente a tagliare la testata di un vallone
per poi tornare a salire fino ad una piazzola presso un grosso masso: qui
un tabellone di legno indica l'inizio del sentiero per la ferrata (h
0,20). Si prende dunque il sentierino che stacca a destra e
prende a risalire con decisione il bosco (abbondanti segni rossi).
Superato un tratto di banali roccette (pulpito
panoramico), si sale per
ampie lastronate fino alla base delle rocce dei Balzi Rossi, dove
fra alcuni alberi iniziano le attrezzature (h
0,15 dalla strada). Il primo tratto è alquanto
verticale, in
alcuni passaggi un po' strapiombante, ma le abbondanti staffe ed il cavo
di sicurezza riducono notevolmente le difficoltà. Superata una paretina,
si traversa espostamente verso destra per risalire poi uno spigoletto fino
a roccette più facili. Un tratto di sentiero (ridicolmente attrezzato con
corrimano!) conduce poi ad un forcellino alla base di un
torrione, di cui
si risale il verticale spigolo fino al terrazzino superiore. Una lunga
serie di brevi
salti, intervallati da roccette sempre grandemente
attrezzate, consente di raggiungere la base di un più evidente torrione:
aggiratolo sulla destra, si rimonta un breve canalino fino al colletto cui
fa capo, dal quale con altri pioli si risale la paretina di destra. Un
tratto di cresta ed una breve discesa conducono ad una forcella, da dove
si presentano due alternative: seguendo il sentiero di destra, si segue il
filo della forcella per erbe e detriti e si raggiunge la parete
contrapposta (elementare); andando a sinistra, invece, dopo una esposta
crestina si arriva all'inizio di un arditissimo ponte tibetano di 40 metri
sospeso sopra una profonda gola, oltre il quale ci si riunisce alla
variante precedente all'inizio della parete di fronte. Di qui, dopo una
breve salita, si traversa in piena parete su pioli (molto esposto!), per
poi risalire l'aereo spigolo della parete fino ai terrazzi superiori. Per
un susseguirsi di salti via via meno esposti si tralasciano due successive
diramazioni a sinistra ("vie di fuga") e, per un'ultima
facile paretina, si giunge al palo posto sul punto più elevato della Costa
dei Balzi Rossi (1309 m, h 2,30
dall'attacco). Superbo panorama che spazia dal Mar Ligure al Monviso!
Continuando a seguire gli abbondanti segni rossi, si aggira un'elevazione
erbosa della cresta e si raggiunge un ampia sella boscosa al piede del
cupolone sommitale del Bric Agnellino, da dove il sentiero scende
con decisione verso sinistra. Il primo tratto, che rasenta le rocce della
cresta percorsa in salita, presenta qualche corda fissa nei tratti più
ripidi e viscidi, ma comunque non ci sono difficoltà di sorta. Disceso un
canalino (corde e staffe), si entra definitivamente nel bosco e prima
traversando lungamente verso destra, poi con più decisa discesa, si
ritorna sulla carrareccia sterrata circa 300 metri dopo lo stacco del
sentierino di salita (h 1,15 dalla
cima). Seguendo a sinistra la carrareccia, si ritorna al parcheggio (h
0,20). |
| Tempo totale |
h
5,00 circa |
| Difficoltà |
EE,
assenza di vertigini |
| Dislivello |
750
m circa |
| Ultimo sopralluogo |
aprile
2006 |
| Commenti |
Periodo consigliato: primavera -
autunno, ma in assenza di neve
Itinerario discutibile, che è
andato un po' a turbare l'integrità ambientale di una solitaria e
dimenticata cresta. Tanto più che le attrezzature sono ampiamente
sovrabbondanti, anche dove l'esposizione è molta; il ponte tibetano, poi,
starebbe meglio in un luna park piuttosto che su un percorso alpinistico.
La trovata poi della "pittura acrobatica" (presunti dipinti
sulle rocce per abbellire il paesaggio) mi sembra un'eresia ambientale
bella e buona!
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