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| N.B.:
ITINERARIO STUDIATO ED EFFETTUATO IN COMPAGNIA DI ANNA PIERMARTINI (DETTA ANCHE LO
STAMBECCO DELLE DOLOMITI) |
CARTINA
CONSIGLIATA: Tabacco 1:25.000, FOGLIO 06 |
| Punto
di partenza |
Moena 1139 m, raggiungibile dall'uscita di
Egna-Ora della A22
del Brennero risalendo la Val di Fiemme; superato Predazzo,
si entra in Val di Fassa e si raggiunge in breve l'abitato. Seguendo
la strada per il Passo San Pellegrino, si supera la stazione a
valle delle telecabine del Lusia e, attraversato il torrente su un
ponte, si lascia l'auto in un piccolo parcheggio all'inizio di una
sterrata sulla sinistra (località Ronchi, 1410 m circa). |
| Descrizione |
Si segue la
rotabile sterrata (cartelli e segnavia bianco-rossi n° 624)
che sale ripida con un tornante alla sovrastante costa prativa, passa
vicino ad una bella baita ed entra poi nel bosco fitto di larici ed abeti.
Presto il tracciato diventa mulattiera e, con alcuni tornanti, si va a
congiungere ad una larga strada forestale che si stacca dalla strada del Passo
San Pellegrino più a monte di Ronchi. Comunque, si segue la
forestale verso sinistra, si supera una piazzola da cui stacca il Sentiero
Forestale "Col del Toàl de la Fòa" (tabella) e si entra
nella parte bassa della stretta Val Pizmeda. Con alcuni strappi
ripidi, la forestale, divenuta sentiero, raggiunge il fondo della valletta
e lo attraversa su un robusto ponte (1603 m, h
0,50). Con alcuni lunghi tornanti, la mulattiera prende quota
sulle falde boscose del Piz Meda (2200 m), di cui si indovinano i
rocciosi pendii sommitali. Lasciato a sinistra lo stacco di un nuovo
sentiero forestale diretto a Someda, la traccia taglia un ripido
pendio e, con un ulteriore tornante, raggiunge una spalla erbosa, dove
sorge una splendida piccola baita aperta al pubblico (1882 m, h
1,15). Qui si abbandona il segnavia n° 624,
diretto alla Costella ed alla Val dei Monzoni, per prendere
una labile traccia a sinistra: conviene all'inizio seguire una specie di
steccato sull'orlo della radura, al termine del quale si incontrano
nuovamente dei segnavia che guidano nel bosco fino ad una successiva ampia
radura, con bella vista sul Gruppo di Bocche. Continuando a salire
nel bosco, in ambiente naturale pregevole, si guadagna quota velocemente:
piegando quindi decisamente a sinistra, si tagliano con modesti saliscendi
gli scoscesi pendii boscosi fino alla larga sella erbosa alla base della
cresta finale del Piz Meda (2150 m circa, h
1,50). Qui si può giungere anche dal versante opposto seguendo
l'itinerario Piz Meda,
lungo la Val del Vent. Seguendo ora l'esile crestina, si giunge
all'attacco dell'evidente canalone detritico che solca il versante
Nord-Est del monte: per scomode, friabilissime ghiaie si risale il primo
tratto del canale (attenzione ai sassi!), per poi uscirne verso destra
prima di una strozzatura. Per ripidi pendii erbosi si monta sulla
panoramica cresta sommitale, che consente di raggiungere con facilità e
velocemente l'erbosa e spaziosa vetta (2200 m, h
2,00). Poco più in basso, verso l'abitato di Moena, è
infisso un grosso palo di larice. Vista eccezionale su Bocche, Latemar,
Catinaccio e Monzoni-Vallaccia. Ritornati alla base del
canalone, si segue l'ampia cresta erbosa, fra radi larici, tendendo a
sinistra ed andando ad incrociare l'evidente traccia n° 616,
proveniente dalla Val del Vent, presso una conca erbosa. La traccia
risale con un tornante il pendio di sinistra, fino ad un'altra conca alla
base del cono terminale del Sasso di Croce (2194 m, raggiungibile
con brevissima deviazione: la grossa croce sulla vetta giustifica il
nome). La traccia, con percorso non troppo evidente, si porta invece sul
versante fassano, e taglia al limite delle rocce una serie di paretine,
altissima sull'abitato di Soraga. Ripresa la salita, in questo
tratto veramente ripida, il sentiero supera un erto pendio detritico,
transita presso un isolato pennone dall'incerto significato e raggiunge
nuovamente il filo di cresta presso l'ampia Forcella di Toalac'
(2393 m, h 1,15 dal Piz Meda).
Da qui, l'orografia è alquanto complicata: un ripido valloncello erboso
sale verso la cresta superiore della Vallaccia, contenuto a destra
da ripide paretine rocciose; in alto a sinistra si individua il Sass de
la Giona, ai piedi del quale si apre la piccola Busa di Baranchiè.
Alla testata del valloncello, sopra una fascia rocciosa, si notano contro
il cielo alcuni cartelli segnaletici. Si segue per una traccia, all'inizio
ben marcata, il valloncello: raggiunta una conca di grandi massi, la
traccia si perde, ma seguendo i numerosi ometti di pietra si raggiunge la
testata del vallonetto, alla base della fascia rocciosa. Per una breve
traccia, con poche svolte si raggiungono i cartelli, dai quali appare da
un lato l'elegante cima rocciosa della Mezza Luna (2628 m) e,
dall'altra, l'ampia insellatura detritica della Costella,
raggiungibile in pochi minuti (2491 m, h 2,15
dal Piz Meda). Si apre la vista sull'alta Val dei Monzoni,
sulla Marmolada, sulle creste dei Monzoni e di Costabella,
oltre che su Bocche e Pale di San Martino. Da qui è
possibile scendere verso Nord in Val dei Monzoni (vedi anche
itinerario Punta della
Vallaccia) .Si scende invece verso Sud, sul versante San Pellegrino:
mancano tracce, ma isolati segnavia guidano, con un po' d'attenzione, il
cammino. Superato un dosso erboso a sinistra, si scende nell'ampia conca
prativa del Cadin Bel: proseguendo la discesa, si taglia alla base
di scure paretine per traccia più evidente fino ad un bivio. Trascurata
la traccia principale, diretta all'attiguo Cadin Brut
ed alla
visibile Cima Malinverno (questa traccia è una variante bassa del Sentiero
B. Federspiel), si scende decisamente, sempre per saltuarie tracce
poco marcate. Raggiunta una verde conca presso il ruscello, dove sorgono i
pochi ruderi delle Baite Laste (2110 m, h
0,40), si passa per un abbeveratoio e, sulla destra del
vallone, si scende con meno decisione. Si arriva dopo poco, presso una
panchina, allo stacco superiore del sentiero forestale "Col de
Toàl de la Fòa": proseguendo sul sentiero principale, si va a
ricongiungersi con l'itinerario di salita presso la piccola baita aperta
al pubblico (1882 m) e da qui a Ronchi. Altrimenti, si può seguire
il sentiero forestale: questo taglia a sinistra una serie di ruscelli,
poi, marcato dai segnavia forestali azzurri, rimonta con decisione il
fitto bosco fino alla radura poco sotto la cima del Col de Toàl de la
Fòa (1967 m). Da qui, seguendo alcuni pali con segni azzurri, ci si
cala nel bosco veramente ripido (faticoso!) per uscirne presso la piazzola
sulla forestale già percorsa in salita (h 0,50
dall'inizio del sentiero forestale, h 2,00
dalla Costella). Da qui, lungo il percorso di salita, in breve a Ronchi
(h 2,20). |
| Tempo totale |
h
7,00 circa |
| Difficoltà |
E
(attenzione all'orientamento in caso di nebbia) |
| Dislivello |
1200
m circa |
| Ultimo sopralluogo |
ottobre
2005 |
| Commenti |
Periodo
consigliato: giugno - ottobre
Bell'itinerario, alla scoperta di luoghi
panoramici ma poco conosciuti. Bellissimo il panorama dalla vetta del Piz
Meda, bella cima che meriterebbe una gita anche da sola. La successiva
risalita del crestone vero la Costella è tanto facile quanto sorprendente
per l'inaspettata complessità dell'orografia. La discesa dalla Costella
verso Ronchi si svolge in un ambiente distensivo ma quanto mai selvaggio,
anche a causa delle incerte tracce del sentiero 624. Tra l'altro,
attenzione a non farsi fuorviare dalla cartina: sia il tracciato del
sentiero 616 che quello del 624 sono sensibilmente diversi nella realtà!
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