Traversata delle Comelle   

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N.B.: ITINERARIO STUDIATO ED EFFETTUATO CON ANNA PIERMARTINI (DETTA ANCHE LO STAMBECCO DELLE DOLOMITI) 

CARTINA CONSIGLIATA: Tabacco 1:25.000, FOGLIO 022

Punto di partenza Garès (1381 m), raggiungibile da Belluno risalendo la Val Cordevole fino a Cencenighe (774 m), da dove si segue la Valle del Biois fino a Canale d'Agordo (977 m). Di qui si svolta a sinistra e si entra in Val di Garès, che si rimonta interamente fino alla curva che precede l'abitato. Da qui si prende una diramazione in leggera discesa che transita presso il modesto Lago di Garès e termina sull'ampio ripiano prativo del Pian delle Giare, dove sorge la Capanna Cima Comelle (1333 m). Canale d'Agordo è anche raggiungibile da Moena (Val di Fassa) attraverso il Passo di San Pellegrino e Falcade.  
Descrizione Dal rifugio si segue la larga strada forestale che attraversa l'ampio prato e si inoltra nel fitto bosco, in direzione della verticale bastionata rocciosa che sembra sbarrare la valle: dal centro di questa precipita con salto vertiginoso la bella Cascata Superiore di Garès. Superato su ponte un rio asciutto, la strada termina presso un piccolo spiazzo: un cartello ammonisce sul pericolo di caduta pietre nelle vicinanze della cascata. Si segue ora il sentiero n° 704, che prende a risalire con estrema decisione il ripido pendio boscoso: l'ambiente, nonostante la vicinanza con la "civiltà", è quanto di più selvaggio si possa immaginare! Tra cascatelle, massi a soffitto e alberi caduti e contorti, la traccia sale ripida: trascurata dopo un quarto d'ora una breve diramazione a sinistra per la più modesta Cascata Inferiore, si prosegue a salire (un po' fastidiosamente, in verità, a causa del fondo dissestato e sdrucciolevole del sentiero) fino ad uscire ai piedi delle pareti, proprio nel punto dove si infrange la Cascata Superiore (1519 m, h 0,30). Un piccolo ponticello qui attraversa il rio, consentendo un collegamento diretto con le case di Garès. Il sentiero principale svolta invece decisamente a sinistra, rasentando la base della parete rocciosa: alcuni alberi caduti costringono all'inizio ad una variante un po' scomoda. Al termine del lungo traverso, il sentiero risale un pendio di fitti mughi con erte serpentine (bella veduta sul Pian delle Giare e su tutta la Val di Garès), per poi tagliare nuovamente verso destra, su un ampio pendio di mughi: questo in realtà non è che l'ampia cengia inclinata, ben evidente dal fondovalle, chiamata "Banca Piccola", che taglia tutta la bastionata rocciosa fino alla forra da cui si origina la cascata. Il sentierino, ben marcato, richiede la dovuta attenzione, in quanto serpeggia proprio sull'orlo inferiore della cengia, sopra vertiginosi salti verticali. Un breve tratto roccioso (corda fissa) conduce al termine della cengia, dove questa si esaurisce in corrispondenza del canalone roccioso in cui scorre il Rio delle Comelle: pochi metri più a valle, il rio precipita nell'abisso originando la Cascata Superiore. Un ponticello consente di superare il corso d'acqua, poi una scaletta ed una serie di corde metalliche (attenzione, passaggi viscidi) facilitano la risalita della forra ("Orrido delle Comelle"), sempre accanto al torrente. Sembra di essere al Verdòn, l'ambiente è opprimente ma molto caratteristico, e la salita risulta oltremodo piacevole. Tratti di sentiero, alternati ad altri brevi spezzoni di corda metallica, consentono di risalire abbastanza velocemente l'orrido: presto il rio scompare, inghiottito dal sottosuolo, e in un silenzio irreale si continua a risalire il canalone, che si fa via via più ampio, fino all'improvviso ed inaspettato sbocco superiore, al Pian delle Comelle (1800 m circa, h 1,15). Dopo l'oppressivo canalone, quasi ci si smarrisce in questo vastissimo ripiano alluvionale, lungo più di 2 km! Sullo sfondo, a destra, svetta l'ardita Cima delle Comelle (2951 m). Si attraversa, praticamente in piano, tutto il vasto fondovalle: presto, si incontrano su un grande masso le segnalazioni per il Viàz del Bus (a sinistra), collegamento per la "Banca Granda" con l'attigua Valbona. Giunti al termine del ripiano, ci si dirige a destra per prati fino alla base del successivo sbarramento della valle ("Lasta Moia" o "Lastedèl"): con l'ausilio delle corde metalliche (facile) si risalgono in successione una serie di umide placche poco inclinate fino alla conca erbosa superiore, dov'è un primo bivio per la Val Strut ed il Passo delle Farangole (h 2,00). Proseguendo sul sentiero 704, in lieve salita, si rimane alti sul roccioso fondovalle, tagliando ripidi pendii erbosi, e si giunge all'ombrosa conca rocciosa dove sbocca, da destra, la Val delle Galline: va da se che questo sbocco è costituito da un vertiginoso salto, inciso da una strettissima spaccatura da cui scendono le acque del rio. Ai piedi della spaccatura permangono per tutto l'anno grossi blocchi di ghiaccio. Attraversato il torrente, la traccia risale al meglio (ma con fatica, a causa della mobilità delle ghiaie) un ripido pendio detritico: raggiunta la base di una fascia rocciosa, la si vince sulla sinistra, grazie alle corde fisse lungo una ripida placca. Alla sommità del breve salto, si taglia un pendio detritico presso un'ultima strozzatura rocciosa e si raggiungono le prime conche erbose dell'ultimo tratto del vallone. Per dossi detritici e brevi ripiani prativi, si arriva all'ampio Pian dei Cantoni (2313 m, h 3,00), posto proprio allo sbocco inferiore della severa Val dei Cantoni, facente capo al visibile Passo del Travignolo (2925 m). Qui si incontra il bivio con il frequentato segnavia n° 703 ("Sentiero delle Farangole"), che collega il Rifugio Mulàz col Rifugio Rosetta. Dal Pian dei Cantoni si risale ancora un breve pendio detritico sulla sinistra, fino ad un cartello del Parco Naturale: pochi passi dopo il cartello, attenzione a non proseguire per l'invitante traccia (incerto collegamento con le "Sponde Alte"), ma a seguire gli ometti ed i segnavia a destra, che risalgono direttamente i dossi detritici dell'Altopiano. Più in alto, la traccia si fa di nuovo più marcata e, incrociata la mulattiera ex-militare proveniente da Forcella Cesurette e Col di Prà, la si segue brevemente verso destra fino al poggio su cui sorge il Rifugio Pedrotti alla Rosetta (2581 m, h 3,45). Magnifiche vedute sulla Catena Settentrionale delle Pale, sulla Pala di San Martino e su Civetta, Pelmo, Tofane. Proprio di fronte si staglia il largo pendio detritico della Rosetta (2743 m), superbo belvedere: a metà pendio sorge la stazione superiore della funivia proveniente da San Martino di Castrozza (vedi anche itinerario La Rosetta). Il ritorno, oltre che per la via di salita, può essere effettuato per la Valbona, compiendo così una bella traversata varia ed interessante. Dal rifugio si segue per breve tratto il percorso di salita, fino al bivio per Forcella Cesurette: si prosegue quindi lungo la ben conservata mulattiera ex militare (segnavia 756-761), che attraversa con intelligente percorso le ondulazioni dell'altopiano. Con frequenti e poco faticosi saliscendi, la mulattiera risale una valletta erbosa, per affacciarsi sulle desolate lastronate dette Sponde Alte. Si scende poi ad un colletto, oltre il quale ci si affaccia sulla vasta Busa di Col Alto, ampia conca carsica di notevole profondità. La mulattiera si mantiene alta, al limitare delle rocce, e ne taglia tutto il versante destro, fino alla visibile insellatura erbosa della Forcella Antermarùcol (2334 m, h 1,15), aperta tra il Col Alto (2407 m) ed il Marùcol (2362 m). Qui (indicazioni) si abbandona la mulattiera ex-militare (segn. 761, diretta a Forcella Cesurette ed a Col di Prà), per prendere il marcato sentiero 756 che si abbassa con lunghissima serie di tornanti nel ripido solco erboso della Valbona (bellissime vedute su Garès e sul Cimon della Stia). Molto più in basso, la valle si restringe: trascurata a sinistra la deviazione per il Viàz del Bus e la Val delle Comelle, si prosegue la discesa fino ai bei prati dove sorge Malga Valbona (1783 m, h 2,15). La vecchia casera, sempre aperta, risulta ristrutturata in modo esemplare. Da qui, con lunga traversata pressochè in quota alle pendici vulcaniche del Sasso Negro (2189 m), si va ad intercettare il sentiero che scende da Forcella Cesurette (prendendo alcune scorciatoie, opportune, si può anche non incontrare il bivio segnalato) e, lungo questo, con ripidi tornanti nel fittissimo bosco, si scende nuovamente al Pian delle Giare, presso la Capanna Cima Comelle (h 3,00 dal Rifugio Rosetta).      
Tempo totale h 7,00 circa
Difficoltà EE molto allenati
Dislivello 1400 m circa
Ultimo sopralluogo settembre 2005
Commenti Periodo consigliato: giugno - ottobre

Fantastica traversata, in un ambiente selvaggio e spettacolare: entusiasmante la risalita della Valle delle Comelle, piacevole e ricca di vedute la discesa per la Valbona. Grande la varietà dei paesaggi, dalla foresta, all'orrido, alle monotone lastronate dell'Altopiano. Poco frequentato, assolutamente da provare!