Traversata del Latemar Orientale   

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N.B.: ITINERARIO STUDIATO ED EFFETTUATO IN COMPAGNIA DI ANNA PIERMARTINI (DETTA ANCHE LO STAMBECCO DELLE DOLOMITI) E DI FRANCO, INDIGENO FASSANO

CARTINA CONSIGLIATA: Tabacco 1:25.000, FOGLIO 014

Punto di partenza Moena 1139 m, raggiungibile dall'uscita di Ora/Auer della A22 del Brennero risalendo la Val di Fiemme; superato Predazzo, si entra in Val di Fassa e si raggiunge in breve l'abitato. Si prende a sinistra una stretta stradina asfaltata che raggiunge la frazione Sort e, con alcuni tornanti, sale all'isolata Malga Panna. Da qui una comoda carrareccia, recentemente asfaltata, conduce in circa 30 minuti al villaggio di Peniola (1468 m, malga ristoro). 
Descrizione Poco prima di raggiungere la radura di Peniola si stacca a destra un erto ramo lastricato (indicazioni) che si inoltra con crescente pendenza nel fitto bosco: ad un bivio, si trascura il proseguimento della carrareccia per prendere a destra la traccia n° 521, che presto si restringe a mulattiera mentre prende a risalire il ripido pendio boscoso. Dopo una serie di tornanti, si supera una zona disboscata di recente, oltre la quale si raggiunge una prima ampia radura erbosa: bivio a destra per l'"anello di Val da Ciamp", traccia che permette il collegamento con la media Val Peniola. Attraversata la radura, si supera un ulteriore gradino boscoso e, aggirato lo sperone discendente dal Sass da Ciamp,  si entra in una ripida valletta erbosa che si risale interamente. Lasciata a sinistra una traccia pianeggiante che taglia gli erbosi versanti della Cima da Ciamp (2265 m), si prosegue diritti fino alla larga sella erbosa della Forcella Peniola (2130 m c., h 1,30): magnifico panorama dall'altra parte verso Passo di Costalunga e Roda di Vaèl (2806 m). Da questo lato, un ripidissimo canale detritico scivola in Val Peniola. Volendo, seguendo le facili tracce a destra, per pendii erbosi si tocca in breve la vetta del Sass da Ciamp (2193 m), sulla quale sorge un pittoresco palo. Proseguendo lungo la traccia n° 521, che risale la cresta proprio sul filo, sul ciglio degli scuri dirupi nord-orientali, si supera un breve risaltino e si toccano gli ondulati dossi erbosi che costituiscono la vetta della Cima da Ciamp (2265 m, h 0,30 da Forcella Peniola). Scesi brevemente alla successiva forcella, si prendono a risalire i ripidi pendii vulcanici del Toac', con suggestive vedute sui tetri canaloni che precipitano in Val Peniola. Superata un'anticima, si risalgono gli ultimi ripidi prati fino alla sommità del Monte Toac' (2319 m, h 1), costituita da una breve crestina orizzontale. Per erbe e roccette si cala in poco tempo alla larga Forcella del Toac' (2273 m), dove si trova un crocevia di cartelli. Trascurate la discesa per ripidi prati in Val Toac' (vedi anche itinerario Sass da Ciamp) ed il sentiero che scende in Val Peniola ed al Passo di Costalunga, si prosegue dritti, lungo la linea della forcella, seguendo le indicazioni per la Forcella Piccola del Latemar. La traccia, in qualche tratto un poco esposta, si snoda lungo i ripidi prati e le roccette del versante Sud-Ovest del Lastè di Vallaccia (2463 m), rimanendo alta sulla verde Val de la Cagnota. Raggiuntane la conca superiore, in uno splendido ambiente prativo si raggiunge in breve la larga insellatura erbosa di Forcella Zacarogn, oramai in vista della più alta Forcella Piccola, punto di unione fra la frastagliata Catena delle Pope e la cresta principale del Latemar. Attraversata l'erbosa testata di Val Zacarogn (che scende fino al Passo Costalunga, traccia marcata), si risale un ripido canalino terroso e si raggiunge la Forcella Piccola del Latemar (2526 m, h 1,15 da Forcella del Toac'): appare alla vista il Lago di Carezza e l'abitato di Nova Levante. Qui si incontra l'importante sentiero n° 18, proveniente da Carezza e diretto ad Obereggen. Lo si segue verso sinistra, mentre risale con erti tornanti il roccioso versante orientale del Cornon (2744 m). Giunta alla base di verticali paretine rocciose, la traccia taglia a sinistra e, rimanendo pressochè in quota, taglia tutto l'ampio versante Sud del Cornon: l'ottima marcatura del sentierino e la sua sostanziale facilità non devono comunque impedire di prestare la dovuta attenzione, soprattutto a causa della discreta esposizione di diversi passaggi (attenzione in caso di bagnato!). Si raggiunge comunque l'ampia sella rocciosa tra il Cornon e lo Schenon (2791 m, a sinistra): ammirato ancora una volta lo splendido panorama, si risalgono le elementari ghiaie sommitali e, per una più esposta cresta, si tocca la grande croce di vetta dello Schenon (h 1 da Forcella Piccola): impressionante veduta a volo d'uccello sui boschi di Carezza e sugli arditi campanili del Latemar. Da qui un ardito sentierino permette di calarsi, con attenzione a causa del terreno friabile, fino all'ampia insellatura di Forcella Grande, dove sorge il piccolo Bivacco Rigatti (2620 m, h 0,30 dallo Schenon). Veramente impressionante l'abisso Nord della forcella, che sprofonda sui ghiaioni sopra la foresta di Carezza, così come la croce di vetta dello Schenon, che da qui appare veramente in cielo! Da questo punto il programma originale prevedeva la Via ferrata dei Campanili, che attacca proprio nei pressi del bivacco: causa maltempo, invece, si è proseguiti lungo il più basso sentierino (sempre marcato 18) che attraversa per cenge erbose tutto il versante meridionale del Latemar fino a raggiungere l'ampio anfiteatro carsico che si apre ai piedi del pendio finale che fa capo all'ampia Forcella dei Campanili (2601 m, h 1 da Forcella Grande). La breve risalita alla forcella si raccomanda vivamente! Scendendo invece lungo l'ottimo sentiero n° 516, trascurata quasi subito a destra la deviazione per il Rifugio Torre di Pisa, si superano una serie di risalti erbosi e si raggiunge il caratteristico Bivacco Sieff (2365 m, h 0,30 da Forcella dei Campanili): questo è ricavato in una baita in pietra, e risulta più accogliente delle solite strutture a semibotte. Proseguendo la discesa si raggiunge l'orlo della conca erbosa, dove questa sprofonda in Valsorda: il sentiero affronta il salto (chiamato localmente "i Burti") con divertenti e logici passaggi (in un punto facile corda fissa) e raggiunge facilmente la fitta e selvaggia foresta sul fondovalle. Raggiunta un'ampia carrareccia, si supera il torrente e si tocca in breve la radura dove sorge la piccola Malga Valsorda (1696 m, h 1 dal bivacco, fontana): qui si abbandona la carrareccia per seguire alcune labili tracce di cacciatori (ometti) che dietro la malga risalgono i prati. Superato un primo rio, si prosegue nel bosco fitto e sempre più selvaggio. Tagliato lo sbocco inferiore della Val Toac', il sentiero prende a risalire con decisione la costa boscosa contrapposta, con marcia a volte fastidiosa a causa delle erbacce e dei tronchi caduti. Superato un canalino ed una cengia rocciosa, si raggiunge infine l'inizio di una ben marcata carrareccia (h 0,45 da Malga Valsorda): seguendola, si ritorna sul versante di Moena e si raggiunge, con lungo percorso nel bosco, nuovamente la radura di Peniola (h 1,45 da Malga Valsorda).  
Tempo totale h 9,30 - 10,00
Difficoltà EE allenatissimi
Dislivello 1800 m circa
Ultimo sopralluogo agosto 2005
Commenti Periodo consigliato: luglio - settembre

Itinerario meraviglioso, alla scoperta dei segreti del Latemar: da affrontare però con buona preparazione, sia per alcuni tratti non proprio banali, sia per la lunghezza veramente estenuante del percorso. Eventualmente da suddividere in due giorni, pernottando in uno dei bivacchi. Abbastanza frequentato.