Sentiero Paola   

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CARTINA CONSIGLIATA: Tabacco 1:25.000, FOGLIO 06

Punto di partenza Mazzin di Fassa (1374 m),  raggiungibile dalla A22 del Brennero uscendo ad Ora-Auer e risalendo la Val di Fiemme e la bassa Val di Fassa. Superati Vigo e Pozza di Fassa, si raggiunge Mazzin, dove si lascia l'auto.
Descrizione

Da Mazzin di Fassa, più o meno in centro paese, si seguono i cartelli segnaletici per la Valle di Udai e, trovato faticosamente parcheggio, si segue per un primo tratto la ripida carrareccia fino a che la stessa non accenna un minimo a spianare. Da una prima radura si intravede il ripido solco della Valle di Udai, percorso che verrà seguito durante il ritorno. Nei pressi di una recinzione in rete plastificata verde, a quota 1700 m circa, si nota una traccia che stacca sulla sinistra; non ci sono indicazioni, ma si distingue uno sbiadito segno bianco-rosso posto su di un sasso. Inizialmente il sentiero, nonostante la totale assenza di segni, è ben visibile e si inoltra nel bosco tornando dapprima leggermente in fuori verso la Valle di Fassa. Dal bosco, si passa poi ad una zona colma di detriti (Busa di Lausa) ove compaiono i primi ometti di pietra; nei pressi di un segnale stradale di caduta massi, poi, la traccia piega decisamente verso destra rientrando, in leggera discesa, nel bosco. Ricompaiono bruscamente sbiaditi segni bianco-rossi, oltre a scritte a vernice sui massi con indicazione SP (Sentiero Paola). Dopo la breve parentesi in discesa, la traccia riprende a salire e, mentre il bosco diviene sempre più rado, supera in traverso un primo tratto di ghiaie; avvicinandosi poi al limite della vegetazione, il sentiero diviene sempre più labile fino a perdersi del tutto; intervengono però i frequenti, anche se non evidentissimi, ometti di pietra e i soliti sbiaditi segni bianco-rossi. Giunti nei pressi di una grande frana, la si attraversa seguendo in questo punto nuovi bolli rossi a vernice sui massi, per poi proseguire in salita sul successivo ripido pratone (segni sbiaditi e ometti), lasciandosi indietro l’evidente Forcia Larga compresa tra il Col da Muciogn e la Torre Rizzi e mirando alla forcelletta erbosa poco sotto il Polenton (Forcella dei Camosci, 2500 m circa). Alla forcella i segni, ora più marcati, scavalcano l’insellatura e proseguono in ripida discesa lungo un canalone per proseguire poi in costa verso il Rifugio Antermoia, da qui già ben visibile. Sulle rocce di una propaggine rocciosa subito dietro alla forcella, tuttavia, si scorge uno sbiadito segno; seguendolo, una traccia porta ad aggirare le roccette e conduce fino ad una piccola forcellina da cui, risalito un breve e franoso caminetto (qualche facile roccetta), si arriva in breve ad un’ampia conca ghiaiosa. Ricompare una traccia di sentiero debolmente segnata che arriva fin sul bordo di questa sorta di altipiano per poi scendere nello scosceso pratone da cui sale il Sentiero Paola (volendo, dunque, tenendosi durante la salita vicini alle pareti rocciose, si può arrivare direttamente in questo punto evitando di deviare verso la forcelletta sotto il Polenton). Tralasciata la traccia in discesa, si prosegue la salita per tracce, non si sa se di camosci o di umani, mirando ad un avvallamento da cui spunta un piccolo ometto di pietre; guadagnando quota e traversando un poco a naso sulla destra, la traccia si fa via via più evidente e si arriva dopo un poco alla forcelletta avvistata dal basso; da qui, in pochi minuti e lungo un sentierino, si giunge sulla Cima Nord delle Crepe di Lausa. Sulla cima un solitario ometto di pietra a fare da contrasto alla fola che transita poco sotto per il frequentato Passo di Lausa, attorno, invece, solo un amplissimo panorama a 360 gradi che abbraccia tutto il gruppo del Catinaccio spingendosi fino al Sassolungo e Sassopiatto, il Sella, poi alla Marmolada, al Lagorai e lontane le vette innevate delle alpi austriache e altoatesine … fantastico! Dalla vetta si ridiscende alla forcelletta e da qui, sempre per tracce di passaggio, al sottostante Passo di Lausa; dal passo si segue per un poco la traccia segnata che porta verso il Vallone di Antermoia (volendo si può tagliare direttamente verso il rifugio), che si segue praticamente in piano fino a giungere al lago e, brevemente, al Rifugio Antermoia e all’omonimo Lago. Dal rifugio, l’ampio sentiero passa sotto le pendici del Sasso di Dona e arriva, in leggera salita, al Passo di Dona (possibilità di salire la pianeggiante crestina del Mantello); a questo punto comincia la discesa, prima per ghiaie, poi, per prati fino ad incontrare le prime frecce. Superato un primo bivio, si continua a seguire il sentiero fino a che, oltrepassata una baita sulla sinistra, si scorgono altre frecce che indicano di piegare a destra verso il ripido solco della Val di Udai. Si scende rapidamente lungo un piccolo torrentello (attenzione! In caso di pioggia il fondo può diventare parecchio scivoloso) e, perdendo velocemente quota, ci si ricongiunge con la mulattiera abbandonata durante il percorso di salita.

Tempo totale h 6,00 - 7,00 
Difficoltà EE allenati, qualche problema di orientamento
Dislivello 1350 m circa
Ultimo sopralluogo agosto 2005
Commenti Itinerario non troppo lungo e mai difficile, ma che nella prima parte si sviluppa su sentieri un tempo segnati ed ora abbandonati; in ogni caso la traccia si reperisce sempre abbastanza facilmente.