Rocce di Perabruna 2139 m   

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LA CRESTA VISTA DAI PASCOLI DELLA VALDARMELLA (VAL TANARO)

Storia Alpinistica Le Rocce di Perabruna (o Le Panne) sono una cresta rocciosa che unisce il massiccio Monte Antoroto (2144 m, a Est) con la Cima Ciuaiera (2172 m - a Ovest). Verso Sud dominano gli ampi pascoli dell'alta Valdarmella con brevi paretine rocciose intervallate da ripidissimi canalini erbosi, mentre sul versante opposto salti rocciosi un po' più continui precipitano sulla conca pascoliva dell'Alpe di Perabruna, alla testata di Val Casotto, proprio in faccia al piccolo Rifugio Manolino. Dopo una serie di rilievi poco individualizzati, si evidenziano due cime principali lungo la cresta: la Cima Issel (2139 m) e la Cima Dellepiane (2135 m). La traversata integrale della cresta, di modesto impegno, riserva tuttavia un percorso piacevole e divertente, molto aperto e panoramico e su roccia tutto sommato migliore di quanto si trova generalmente su questo tipo di percorsi. La prima traversata integrale, da Ovest a Est, è stata compiuta da A. Frisoni, M. Marchini, S. Olcese il 19 maggio 1909.
Punto di partenza Ormea (719 m), raggiungibile da Ceva (uscita A6 Torino - Savona) attraverso la bella strada che risale la Val Tanaro, superando Bagnasco, Priola e Garessio. Raggiunto l'abitato (36,5 km circa da Ceva), si attraversa la piazza principale e si prosegue dritti lungo il Torrente Armella. Presso le scuole si segue la diramazione di destra, che prende a risalire nel bosco, stretta ma asfaltata.Con vedute aeree sempre più ampie sulla conca di Ormea e sulla media valle, la strada sale lungamente nel bel bosco di castagni fino alle caratteristiche case della borgata Villaro (1032 m). Proseguendo lungo il versante destro orografico della Valdarmella, la strada raggiunge ancora la piccola frazione di Cascine (1236 m), oltre la quale prosegue sterrata (e alquanto dissestata!) per gli ampi pascoli alla base delle Rocce di Perabruna e del Monte Antoroto. Con un veicolo standard conviene fermarsi qui e proseguire a piedi, altrimenti con un fuoristrada si può proseguire ancora, si supera un abbeveratorio e, con numerosi tornanti fra i prati, si giunge presso un lungo rettilineo ad uno spiazzo, dove un cartello, a destra, indica il sentiero diretto al Monte Antoroto (h 1,00 circa da Cascine).  
Avvicinamento Si segue la traccia, che si inoltra nei prati ed inizia a risalirli: in questo primo tratto, molto rovinato dal passaggio delle mandrie, si incontrano segni bianco-rossi e paletti conficcati nel terreno. La traccia traversa poi in quota lungamente verso destra, inserendosi in un valloncello laterale dove, fra alte erbe, si perde. A questo punto, conviene risalire direttamente i ripidi pendii erbosi in direzione della fascia di roccette che sostiene la vetta del Monte Antoroto. Raggiunte le rocce, le si aggira a sinistra, tornando sopra la strada, ma molto più in alto: qui si ritrovano i paletti e i segnavia del sentiero che, risaliti un brevissimo canalino erboso e qualche elementare roccetta, conduce sugli ampi ripiani erbosi del Colletto dell'Antoroto (2100 m circa, h 1,30), sullo spartiacque Tanaro-Casotto. Volendo, seguendo l'ampia cresta erbosa di destra si può raggiungere il circa un quarto d'ora la vetta del Monte Antoroto (2144 m, panorama spettacolare sulle Alpi Liguri). Proseguendo invece a sinistra, si segue il comodo filo di cresta di alcune gobbe erbose (magnifica fioritura in tarda primavera) e, aggirato sul lato di Val Tanaro un rilievo un po' più pronunciato, si giunge all'inizio della cresta vera e propria delle Rocce di Perabruna (h 0,15 dal Colletto dell'Antoroto). 
Descrizione della via Si segue la cresta di erba e roccette, facile ma aerea e, in alcuni tratti, esposta: se verso la Val Tanaro scendono pendii prativi ripidissimi, in qualche punto praticamente verticali, verso la conca dell'Alpe di Perabruna (visibile là in fondo il Rifugio Manolino) scoscendono pareti rocciose dirupate ed imponenti. Le difficoltà sono comunque sempre contenute, anche grazie alla marcata traccia di sentiero che percorre tutta la cresta. Scendendo per roccette articolate si raggiunge una forcellina con un grosso gendarme, dove inizia la cresta vera e propria della Cima Issel. Ci si arrampica sul filo, facendo molta attenzione per via delle rocce un po' friabili (passi di II°). A circa metà sviluppo, la cresta (qui più uno spigolo, in verità) presenta un breve passo un po' più impegnativo ed esposto (III°, attenzione). Più sopra la cresta si abbatte di nuovo e, in qualche punto, è molto sottile: con traversata panoramica e molto suggestiva, aiutata anche da alcuni tratti di corde fisse, si raggiunge infine la spaziosa vetta di Cima Issel (2139 m, h 1,00 dal Colletto dell'Antoroto). Da qui ci si cala per un poco accentuato sperone che si protende verso la Val Tanaro: il percorso, per erba e roccette, è facile, ma richiede molta attenzione per via dell'esposizione e del terreno comunque infido e poco sicuro. Appena possibile, presso uno stretto forcellino, ci si abbassa a destra, per un delicato pendio erboso ripidissimo, in direzione della successiva forcella di cresta: In questo tratto attira l'attenzione un curioso spuntone con masso incastrato, a formare una sorta di finestra naturale. Superata a metà pendio una specie di strozzatura che richiede attenzione (breve passo di II° in discesa), ci si cala per pendii erbosi un po' meno ripidi fino all'ampia forcella. Si attacca dall'altra parte un ripidissimo canalino erboso con instabili detriti poi, puntando leggermente a sinistra, si salgono alcune roccette fino al forcellino roccioso cui fa capo (chiodo per calata in doppia). A questo punto bisogna salire, a destra, un breve diedrino di cinque metri. Tre possibilità: o seguire la fessura a destra, che però è piuttosto verticale e presenta all'inizio una rampetta di rocce lisce e scivolose; o risalire direttamente il diedrino, che però presenta un'uscita leggermente strapiombante (passo di IV°-); oppure scavalcare lo speroncino di sinistra (esposto) e risalire un canale-camino un po' friabile ma più facile (III°+). In ogni modo, il passo è breve e all'uscita c'è un ancoraggio per una doppia. Si raggiunge così la cresta sommitale, qui nuovamente larga. Si scende brevemente ad un successivo intaglio e, per le ultime facili rocce, si guadagna la sommità della Cima Dellepiane (2135 m, h 0,30 da Cima Issel). Proseguendo lungo la breve cresta sommitale, si incontra un evidente ancoraggio per corda doppia (cordoni su spuntone): con una calata di 15 metri si scende un ripido pendio roccioso lungo un evidente canalino (altrimenti II° e III° in discesa), poi per ampi pendii erbosi si raggiunge una successiva forcella. Una traccia aggira in salita, sul versante Casotto, un testone roccioso, poi traversa per cenge erbose e ritorna in cresta. Si superano ancora un paio di cimotti rocciosi, facendo attenzione per via dei passaggi comunque da non sottovalutare, specie in discesa (II°). Si prosegue poi per l'elementare cresta erbosa che, con costante salita, conduce sulla Cima Ciuaiera (2172 m, croce e libro di vetta, h 1,00 dalla Cima Dellepiane, h 2,30 dal Colletto dell'Antoroto). Bellissimo panorama circolare sulle Alpi Liguri e sulle testate delle valli Casotto, Tanaro e Corsaglia. Da qui si discende l'ampio pendio erboso che cala in direzione dell'evidente insellatura prativa della Colla dei Termini, dove giunge la strada da Ormea. Senza raggiungerla, si devia a sinistra e si va ad intercettare la strada sterrata più in basso, all'altezza di un tornante. Seguendo ora la strada (possibilità di tagli in corrispondenza dei tornanti) si ritorna al parcheggio presso lo stacco del sentiero per l'Antoroto (h 0,30) o, eventualmente, a Cascine (h 1,15 dalla Colla dei Termini).
Tempo totale h 5,00 - 6,00 a seconda del punto di partenza
Difficoltà AD-, passi di III° e uno di III°+/IV°-
Dislivello 600 m circa
Attrezzatura corda da 30 m, casco, imbragatura, moschettoni e cordini
Ultimo sopralluogo giugno 2008
Commenti

Periodo consigliato: maggio - giugno e ottobre

Bella traversata, facile e panoramica. I singoli passaggi richiedono modesto impegno, ma vanno affrontati sempre con la dovuta attenzione a causa della roccia non sempre sicura. Panorami ampi ed ambiente piuttosto aereo. Veramente interessante e poco faticosa.