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CHI
C'ERA: ANDREA D., PAOLO (MULLAH) ED ANDREA C. (CIOE' IO!) |
| Storia
Alpinistica |
L'entroterra di Cogoleto
č una zona da molti anni conosciuta per la presenza di numerose
possibilitą di vie di roccia medio-facili. Anzi, nei primi decenni del
'900, quando ancora non erano state "scoperte" e valorizzate le
falesie del Finalese, queste zone, insieme alla Baiarda
nell'entroterra di Voltri, hanno costituito le "palestre di
arrampicamento" di intere generazioni di alpinisti genovesi. Cadute
nell'oblio per pił di 40 anni, queste vie sono state
"riscoperte" alla fine degli anni '80, e sono state giustamente
subito valorizzate: l'arrampicata č sicuramente meno tecnica ed elegante
di quella sulle placche finalesi, ma comunque consentono di scalare in
ambiente pił alpestre, appartato e un po' meno "addomesticato".
La Rocca Turchina (822 m) č l'ultima cima di una certa importanza
sul lungo contrafforte che, dalla vetta del Monte Argentča, si
protende verso Sud a formare la sponda sinistra idrografica del lungo ed
impervio vallone del Rio di Lerca. Detto contrafforte č molto
significativo dal punto di vista alpinistico, in quanto proprio dalla
rocca si protende verso Ovest una diramazione secondaria che dą origine
all'aspra Cresta delle Segąge, sulla quale si svolge una bella via
non troppo impegnativa ma molto interessante ("Il
ritorno dei Matti"). Ma anche la Rocca Turchina in sč
presenta gią motivi di interesse per l'alpinista in cerca di itinerari
inconsueti e pittoreschi: il suo versante Sud-orientale č infatti
costituito da una bella parete triangolare, in veritą un po' discontinua
ma nel complesso piuttosto interessante. Tre vecchi itinerari salgono alla
vetta da questo versante, oramai caduti nell'oblio: ma il 6 dicembre 2006
la cordata A. Francavilla - A. Parodi ha aperto un nuovo itinerario a
cavallo dei precedenti, itinerario che poi hanno attrezzato con spit nel
febbraio del 2007, denominandolo "Miramare" per
sottolineare la singolaritą di questa montagna affacciata sul Mediterraneo. |
| Punto di partenza |
Arenzano
(uscita della A10
Genova-Ventimiglia): dal casello, si prende verso destra l'Aurelia
per Cogoleto ma, appena la strada inizia a scendere, si imbocca una
stradina a destra. Una breve discesa porta ad attraversare la zona
industriale all'inizio della Val Lerone, poi seguendo il torrente
si supera un'agritur e, con qualche tornante, si raggiungono le case
sparse di Campo (130 m circa). Si sale il pił possibile, poi si
lascia l'auto (scarse possibilitą di parcheggio). |
| Avvicinamento |
Presso la fine
dell'asfalto, si prende una carrareccia erbosa che sale sulla destra
(sbarra, segnavia "triangolo rosso").
Questa guadagna subito quota con alcuni tornanti, poi aggira uno sperone
boscoso e si inserisce, dall'alto, nel vallone del Rio di Lerca. Si
prosegue con salita costante, con belle vedute sull'altro lato del vallone
sulle strutture rocciose del Bric Camulą (817 m) e sull'imponente Monte
Rama. Attraversata una ripida pietraia (muri di pietre a secco) e
raggiunto un
bel punto panoramico con ometti di pietre, si abbandona il
proseguimento della carrareccia (ind. per "Canyoning Rio di Lerca")
per prendere una bella mulattiera sulla destra (sempre segnavia "triangolo
rosso"), che prosegue a salire per boschi e pietraie.
Superato un primo rio, la mulattiera effettua un altro traversone in
ripida salita e raggiunge poi l'alveo del piccolo Rio Cinč, oramai
in vista della severa Cresta delle Segąge (h
0,50). Attraversato il rio, si lascia la mulattiera (grosso
ometto su un sasso) per attaccare la ripida china erbosa a monte: seguendo
i preziosi ometti di pietre e le discontinue tracce di passaggio, si
rimonta l'aspro vallone (quasi un canalone) compreso fra la Cresta
delle Segąge (a sinistra) e la Costa della Botte (a destra),
entrambe irte di torrioni e spuntoni rocciosi. La salita
č veramente ripida, ma la traccia aiuta: superata una piccola
malagevole pietraia, si sale a sinistra di uno sperone roccioso fino alla
testata del vallone. Si rimonta una rampa erbosa a destra fino a
raggiungere una cengia erbosa ascendente verso destra, alla base di
un'evidente placca delimitata da due lunghi diedri. Si segue per pochi
metri la cengia verso destra, fino al piede di uno sperone roccioso sul
quale si riconoscono gli spit (attacco
presso una piccola nicchia rocciosa con un ceppo, h
1,30 da Campo). |
| Descrizione
della via |
Si possono
contare 5
tiri di corda: 1
- Si attacca lo sperone per rocce ripide ma appigliate (IV-), poi
ci si sposta oltre uno spigoletto a sinistra e si risale una bella
placca piuttosto verticale (III+, qualche ciuffo d'erba) fino ad
una comoda cengia erbosa (sosta su albero, diversi spit lungo il tiro);
2
- Si sale un breve
muretto fessurato (III+, spit), poi si segue una cresta di
grossi massi (II) fino ad un comodo pianerottolo (2 spit di sosta,
volendo tiro abbinabile al precedente);
3
- Si scala una prima placchetta (III+, spit) poi, oltre una piccola
cengetta erbosa, si
prosegue su un'altra placca (III+ e III, spit) fino ad
una successiva cengia. Si supera un muretto verticale (IV, chiodo,
passo chiave), oltre il quale si risale un ripido pendio erboso tra due
grossi massi fino all'ampia cengia che divide la parete a circa 2/3
d'altezza (sosta su albero);
4
- Si attacca la grande
placconata superiore, in realtą meno continua di quel che appare dal
basso: dopo un primo tratto abbastanza compatto (III, due spit), la
roccia si fa un po' erbosa (II) fino ad un ripiano erboso (2 spit
di sosta);
5
- L'ultimo tiro si svolge lungo
il filo di un aereo sperone che arriva direttamente in vetta (III
e II): non ci sono spit, ma diversi spuntoni consentono ancoraggi
intermedi. All'uscita un comodo spuntone piatto consente un ottimo
ancoraggio. Con pochi passi verso sinistra si arriva in vetta alla Rocca
Turchina (822 m, ometto di pietre, h 2,00
circa dall'attacco).
Discesa: Si segue la facile cresta Nord-Est in
direzione del Monte Argentča per poche decine di metri, poi si
scende facilmente per un ripido pendio erboso all'evidente sentiero
sottostante (segnavia stella bianca,
"Via diretta al Monte Argentča"). Lo si segue verso
destra, in discesa, per un buon tratto, perdendo decisamente quota nel
bosco. Dopo un breve traverso in quota (550 m circa) si raggiunge un bivio
con tabella segnaletica: si prende la mulattiera che prosegue a scendere
con decisione (sempre segnavia "stella
bianca") fino ad incrociare il "Sentiero
dell'Ingegnere". Lo si segue per circa 200 m a destra, poi si
prende nuovamente una traccia con segnavia "stella
bianca" che scende decisamente nel ripido bosco di pini.
Si sbuca sulla carrareccia seguita all'andata, nel punto dove questa si
inserisce nel vallone del Rio di Lerca: scendendo gli ultimi
tornanti, si ritorna in breve a Campo (h
1,15 dalla cima). |
| Tempo totale |
h
5,00 circa |
| Difficoltą |
AD
(un passo di IV) |
| Dislivello |
600
m circa l'avvicinamento, 160 m di sviluppo l'arrampicata |
| Attrezzatura |
8-10
rinvii, una corda da 55 metri, casco, cordini; ev. qualche nut e friend |
| Ultimo sopralluogo |
marzo
2007 |
| Commenti |
Periodo consigliato: febbraio -
marzo e ottobre - novembre
Bella via, in ambiente alpestre e
severo, ma in vista del mare. L'arrampicata č abbastanza elegante, pur
non essendo mai molto sostenuta: la chiodatura si limita
all'indispensabile, senza essere perņ mai carente. Via ottima per
imparare ad arrampicare in ambiente non di falesia. Veramente
consigliabile. |
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