|

CARTINA
CONSIGLIATA: IGC 1:25.000, FOGLIO 111 |
| Storia
Alpinistica |
La Rocca
Provenzale fa parte di un imponente complesso quarzitico che domina il
piccolo abitato di Chiappera, in alta Valle Maira. Dal
fondovalle appare a guisa di arditissimo corno
roccioso, la cui salita
sembra veramente ardua. In realtà la via normale lungo la cresta Sud si
rivela molto più semplice di quelle alle altre punte della cresta (Punta
Figari, Torre Castello e Rocca Castello), e pare che sia
stata percorsa da sconosciuti valligiani già ai primi dell'Ottocento. La
prima salita storicamente nota, intorno al 1850, è di Don Agostino
Provenzale, parroco della frazione Lausetto di Acceglio, ed
altri valligiani, che issarono sulla cima una grande croce a scopo votivo:
da qui il nome, ancora presente sulle tavolette al 25.000 dell'IGM, di Croce
Provenzale, oggi in disuso. |
| Punto di partenza |
Chiappera
(1661 m), raggiungibile da Mondovì (uscita della A6
Torino-Savona) attraverso Cuneo,
Caraglio, Dronero e la Val Maira; giunti ad
Acceglio (1220 m), si prosegue sulla strada principale che raggiunge Ponte
Maira (1404 m), Saretto (1530 m) e Chiappera (1661 m),
l'ultimo centro abitato della valle. Lasciato a sinistra il Rifugio
Campeggio Campo Base (1690 m), si risale su rotabile
sterrata il Vallone del Maurin per due tornanti fino ad un piccolo
spiazzo (cartelli per il Colle di Rui ed il Colle Greguri), dove si lascia l'auto. |
| Avvicinamento |
Si imbocca la
mulattiera, all'inizio un po' malagevole per le copiose acque
superficiali, che risale un primo gradino boscoso per uscire sugli ampi
pendii prativi del Vallone Greguri. La mole della Rocca
Provenzale è soggiogante, ma bello è anche il panorama verso le
suggestive Cascate di Stroppia ed il massiccio Monte Oronaye.
Risalito un breve solco erboso con ruscello, con ripida salita si
raggiunge un bel ripiano (h 0,15): si
prende allora una labile traccia verso sinistra che prende a risalire con
erti tornanti il pendio erboso in direzione del piede della cresta Sud
della Rocca Provenzale, fino a raggiungere l'inizio delle rocce (h
0,30). |
| Descrizione
della via |
Seguendo evidenti
segni rossi, si rimonta con alcuni zig zag lo zoccolo roccioso iniziale:
le cenge sono facili, ma occorre sempre una certa attenzione per via
dell'esposizione. Si raggiunge così un ampio prato pensile (Prato
Stella), dove sorgono i ruderi di una antica imposta di caccia;
risalito il prato, si devia verso destra per prendere una rampa rocciosa
che porta in parete Est. Raggiunto lo sbocco di una cengia erbosa
(ometto), possibile collegamento con l'alto Vallone Greguri, si
sale direttamente verso l'alto per un sistema di placche ripide e
discretamente esposte (qualche breve passo di II), cercando di non
perdere di vista i segnavia. Si guadagna così la sommità del primo balzo
della cresta: per grossi blocchi e fasce erbose si raggiunge un altro
piccolo praticello, dal quale si risale una fascia rocciosa fino ad
un'ampia cengia. Si segue la cengia verso sinistra, poi si sale al di
sopra di un piccolo tetto per un muretto (punto più
impegnativo, 2 metri
di II+), oltre il quale si prosegue per caminetti e placche ripide
fino in cima al secondo balzo. Facendo attenzione alla grande esposizione
sul lato Ovest, si sale per rocce comunque più facili fino al più ripido
tratto finale che, in ambiente sempre più caratteristico, consente di
uscire sull'affilata crestina finale. Appare improvvisamente
l'impressionante parete Sud della Torre Castello (2448 m), separata
dalla Rocca Provenzale dalla sottilissima cresta della Punta
Figari (2345 m). Pochi passi per l'esposto filo conducono infine alla
grande croce della cima (2402 m, libro di vetta, h
2,30). Magnifico panorama sul gruppo dello Chambeyron,
sull'Oronaye e su tutti i monti dell'alta Valle Maira.
Discesa: per la stessa via in h
2,00. |
| Tempo totale |
h
4,30 - 5,00 |
| Difficoltà |
F+,
un passo di II+; un po' esposto |
| Dislivello |
700
m circa |
| Attrezzatura |
eventualmente
uno spezzone di corda e qualche cordino in caso di roccia bagnata |
| Ultimo sopralluogo |
maggio
2006 |
| Commenti |
Periodo consigliato: maggio -
ottobre
Interessantissima salita ad una
cima slanciata ed ardita. La via non è di per sè difficile, ma va tenuta
presente l'esposizione della via in alcuni tratti, nonchè il tipo di
roccia che diventa molto infida se bagnata. Una via quindi semplice, ma da
affrontare con la dovuta attenzione: eventualmente in sicurezza per i meno
esperti. |
|