Rocca di Corno - Via "Ipsilon"   

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CHI C'ERA: MANU, JEBEL, FLAVIO, ED ANDREA C. (CIOE' IO!)

FOTOPERCORSO
Storia Alpinistica La Rocca di Corno (315 m) è una imponente struttura rocciosa che domina maestosa la conca di Calvisio, alla confluenza fra La Fiumara e la valletta del Rio Ponci. Si tratta in realtà di un vasto altipiano boscoso sorretto da spettacolari pareti calcaree, fra le prime ad essere esplorate nel Finalese. In particolare, la magnifica parete Sud domina con un salto di 70-80 metri il piccolo abitato di Verzi: su questa parete, così come sugli altri settori della Rocca (Est, Sud-Est, Ovest), sono stati tracciati moltissimi itinerari, per lo più molto impegnativi ed esposti. La via "Ipsilon" (R. Titomanlio, E. e G.L. Vaccari, febbraio 1974, M. Mesciulam e compagni il diedro finale) è una via molto impegnativa, che supera, attraverso passaggi molto arditi e spettacolari, la verticale parete Sud nel suo settore centrale. Adrenalina garantita, specialmente sul delicatissimo traverso al secondo tiro!
Punto di partenza Final Pia, da dove si prende la strada per Calvisio. Dopo il paese si seguono le indicazioni per Verzi (ponte sulla destra): con numerosi tornanti una stretta stradina asfaltata porta fino all'imbocco della valletta del Rio Ponci. Ad un bivio, si prende la strada sterrata sulla sinistra che porta fino ad un comodo parcheggio (tabelle indicatrici).
Avvicinamento Si segue un sentierino che scende a guadare il rio (quasi sempre asciutto) e che risale poi dalla parte opposta fra rigogliosa vegetazione. La traccia taglia dapprima  in falsopiano le pendici della rocca, poi prende a salire con regolari ma ripidi tornanti fino a portarsi alla base delle rocce del Settore Sud-Est. Aggirato uno spigolo sulla sinistra, sempre fra rigogliosa vegetazione, si sale un gradino roccioso e si esce su una comoda cengia-terrazza presso un anfratto, dove è l'attacco, in comune con la Via "Titomanlio" (scritta "TITO" sbiadita sulla roccia, h 0,20 dal parcheggio).
Descrizione della via Si possono contare 4 tiri di corda:

1 - Si attacca a destra dell'anfratto, seguendo una evidente cengia ascendente verso destra: la cengia è interrotta in qualche punto da brevi saltini, che comunque si superano sempre piuttosto agevolmente (4c, quello d'attacco è il più ostico), fino alla scomoda ed esposta catena di sosta;

2 - Lasciati a destra gli spit della via "Titomanlio", si sale dritti per circa 2 metri, per iniziare poi un espostissimo traverso in piena parete. Bisogna fidarsi soprattutto dei piedi (si sfruttano alcune tacchette), perchè per le mani c'è molto poco ... Al termine del traverso (6a), con ardita spaccata si raggiunge uno spigolo, che si segue per qualche metro sul filo, poi si procede in salita verticale lungo un sistema di fessure, sempre molto esposte (5c), fino alla sospirata, comoda sosta; 

3 - Si attacca ora un breve muro rossastro, sfruttando una fessura diagonale da destra a sinistra: il tiro è molto breve, ma le difficoltà si mantengono sostenute (5b, un paio di preziose maniglie all'uscita). La sosta è sulla stessa cengia dell'ultima sosta della via "Titomanlio";

4 - Si supera un liscio gradino e si scala il grande diedro verticale superiore, che richiede una arrampicata molto tecnica e faticosa (Dulfer). Gli ultimi metri sono meno ardui, e consentono di raggiungere il panoramico pianerottolo con alberello poco sotto la vetta della Rocca di Corno (5b sostenuto). 

Discesa: con una doppia da 60 metri, in parte nel vuoto, si ritorna all'attacco.

Tempo totale h 2,30 - 3,00
Difficoltà TD-, un tratto di 6a, il resto 5c e 5b
Dislivello 60 m circa
Attrezzatura 6-7 rinvii, utili 2 mezze corde da 60 m per la doppia
Ultimo sopralluogo ottobre 2007
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Periodo consigliato: tutto l'anno, esclusi i mesi più caldi

Via veramente impegnativa, con passaggi continui ed ambiente quanto mai verticale ed esposto. Frequentata, ma non troppo: consigliabile soprattutto nelle fredde e ventose giornate invernali, in quanto questo settore è uno dei più caldi e riparati del Finalese.