Punta Querzola - Via "Il ritorno dei matti"   

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CHI C'ERA: FLAVIO, PAOLO (MULLAH) ED ANDREA C. (CIOE' IO!)

Storia Alpinistica L'entroterra di Cogoleto è una zona da molti anni conosciuta per la presenza di numerose possibilità di vie di roccia medio-facili. Anzi, nei primi decenni del '900, quando ancora non erano state "scoperte" e valorizzate le falesie del Finalese, queste zone, insieme alla Baiarda nell'entroterra di Voltri, hanno costituito le "palestre di arrampicamento" di intere generazioni di alpinisti genovesi. Cadute nell'oblio per più di 40 anni, queste vie sono state "riscoperte" alla fine degli anni '80, e sono state giustamente subito valorizzate: l'arrampicata è sicuramente meno tecnica ed elegante di quella sulle placche finalesi, ma comunque consentono di scalare in ambiente più alpestre, appartato e un po' meno "addomesticato". La Punta Querzola si trova all'estremità di un breve sperone che si origina dalla Rocca Turchina (840 m), sul costone che dal Monte Argentèa si protende verso Sud a separare il vallone del Rio di Lerca da quello del Torrente Lerone. Detto sperone, dalla Rocca Turchina, si orienta verso Ovest e rileva le tre quote della Punta Cinè (788 m), della Punta Tuschetti (763 m) e, appunto, della Punta Querzola (700 m circa), prima di precipitare con un imponente appicco roccioso sull'erboso Piano delle Segàge, nella media Valle di Lerca, proprio in faccia all'imponente versante orientale del Monte Rama (1150 m). Lungo questo appicco, attraverso una serie di diedri e speroni, si articolava la storica "Via dei diedri": abbandonata dopo alcuni incidenti mortali negli anni '50, è stata "riscoperta" ed interamente chiodata, in due tempi, da Ruggero e Daniela Osto e da Claudio Mocci nel '96 (che l'hanno ribattezzata "Il ritorno dei Matti", tracciando una facile variante intermedia), e da Andrea Parodi nel 2005. 
Punto di partenza Arenzano (uscita della A10 Genova-Ventimiglia): dal casello, si prende verso destra l'Aurelia per Cogoleto ma, appena la strada inizia a scendere, si imbocca una stradina a destra. Una breve discesa porta ad attraversare la zona industriale all'inizio della Val Lerone, poi seguendo il torrente si supera un'agritur e, con qualche tornante, si raggiungono le case sparse di Campo (130 m circa). Si sale il più possibile, poi si lascia l'auto (scarse possibilità di parcheggio). 
Avvicinamento Presso la fine dell'asfalto, si prende una carrareccia erbosa che sale sulla destra (sbarra, segnavia "triangolo rosso"). Questa guadagna subito quota con alcuni tornanti, poi aggira uno sperone boscoso e si inserisce, dall'alto, nel vallone del Rio di Lerca. Si prosegue con salita costante, con belle vedute sull'altro lato del vallone sulle strutture rocciose del Bric Camulà (817 m) e sull'imponente Monte Rama. Attraversata una ripida pietraia (muri di pietre a secco) e raggiunto un bel punto panoramico con ometti di pietre, si abbandona il proseguimento della carrareccia (ind. per "Canyoning Rio di Lerca") per prendere una bella mulattiera sulla destra (sempre segnavia "triangolo rosso"), che prosegue a salire per boschi e pietraie. Superati un paio di modesti rii, la mulattiera entra in un bel bosco rado di pini per uscirne più in alto, all'inizio dell'ondulato ed erboso Piano delle Segàge (637 m, h 1,15 da Campo): impressionante veduta sull'incombente appicco della Punta Querzola. Il sentiero risale il prato sul suo margine inferiore fino al modesto casolare (ristrutturato molto spartanamente, siero antivipera) che può offrire occasionale riparo. Dal casolare si traversa in quota l'ampio ripiano, si attraversa una lingua di pietrisco e, scendendo per alcuni metri alla base delle rocce, si raggiunge la base di uno scuro diedro verticale, dov'è l'attacco (cordino viola e scritta "Il ritorno dei matti").
Descrizione della via Si possono contare 5 tiri di corda:

1 - Si attacca il diedro nero, all'inizio leggermente strapiombante (IV), poi più facile (III+), fino alla sommità (4 chiodi), dov'è il pianerottolo di sosta (sosta da attrezzare, non facile, spuntoni poco sicuri!);

2 - Si segue una evidente cengia erbosa verso destra, fino alla base di un secondo, più lungo diedro: lo si scala sulla sua faccia di destra (III+, 4 chiodi) fino alla cengia sovrastante, dov'è la sosta con catena;

3 - Si sale un altro breve diedro (III, 2 chiodi), poi si segue una affilata crestina, si scavalca uno spuntone e si risale un corto canalino erboso; un breve gradino verso sinistra conduce al pianerottolo di sosta alla base di un marcato sperone (sosta su ottima clessidra);

4 - Si attacca lo sperone sul filo, piuttosto verticale ma ben appigliato (III+, 2 chiodi): si devia poi verso sinistra, per una cengetta, per poi risalire dritti (III, 1 chiodo) ed uscire sull'ampia cengia erbosa alla base del salto finale (sosta 5 m a sinistra su chiodo e spuntone);

5 - Si sale per rocce verticali ma ben appigliate (IV, 4 chiodi) fino alla base di un evidente diedro leggermente strapiombante, che si supera con bella e tecnica arrampicata (IV+, 3 chiodi). In ultimo, per rocce esposte ma più facili (III, 1 chiodo) si raggiunge l'aerea sommità di Punta Querzola (700 m circa, piccola croce con cordoni di sosta).  

Discesa: Si percorre (eventualmente in sicura) la breve cresta rocciosa che conduce all'intaglio erboso alla base della scura parete della Punta Tuschetti. Di qui si scende verso sinistra, in un tetro canale erboso (e poi detritico), facendo molta attenzione a non far cadere pietre: appena possibile si appoggia a destra, su alcuni aperti pendii erbosi che conducono velocemente fin nei pressi dell'attacco. Proseguendo a scendere nel rado bosco, si incontra nuovamente il sentiero dell'andata: seguendolo verso sinistra, si ritorna a Campo (h 1,00 dalla vetta).  

Tempo totale h 5,00 - 5,30
Difficoltà AD+, passaggi di IV+
Dislivello 500 m circa l'avvicinamento, 130 m lo sviluppo della via
Attrezzatura 10 rinvii, due mezze corde, molti cordini, qualche nut e friend, casco!
Ultimo sopralluogo marzo 2009
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Periodo consigliato: ottobre-novembre e marzo-aprile

Bella via, piuttosto elegante e continua: attenzione alla qualità della roccia, specie nel 3° e nel 4° tiro (lame instabili). Le soste sono quasi tutte da attrezzare (meno quella del 2° tiro), e a volte è opportuno approntare qualche ancoraggio intermedio su spuntoni, per cui portare un buon numero di cordini. Ambiente particolare e solitario. Evitare le giornate fredde, in quanto la via resta in ombra per tutta la mattinata (esposizione: Nord-Ovest)!