Monte Dubasso 1536 m   

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CARTINA CONSIGLIATA: IGC 1:50.000, FOGLIO 15

Punto di partenza Ormea (719 m), raggiungibile da Ceva (uscita A6 Torino - Savona) attraverso la bella strada che risale la Val Tanaro, superando Bagnasco, Priola e Garessio. Prima di raggiungere l'abitato (35 km circa da Ceva), si attraversa il fiume Tanaro sul nuovo ponte per Barchi e si parcheggia l'auto presso lo stabilimento della San Bernardo Acque Minerali (680 m circa). 
Descrizione Si imbocca la traccia di una forestale che sale con pendenza moderata in diagonale da destra a sinistra nel fitto bosco: sovente, vista la scarsa frequentazione, la pista non risulta battuta. Rasentata la presa d'acqua della Sorgente Ulmeta, si prosegue a salire con alcuni strappi, fino a sbucare su una nuova traccia che taglia il pendio orizzontalmente. La si segue verso sinistra, in discesa, rasentando una prima casa isolata: in questo tratto il tracciato della strada si è tramutato in un piccolo rio, rendendo il transito un po' fastidioso. Raggiunta una nuova costruzione, in corrispondenza di un tratto in più decisa discesa, si abbandona la forestale per prendere un sentiero che verso destra sale ripido con una serie di tornanti nella boscaglia. Guadagnata un po' di quota, si tagliano in piano i pendii boscosi per una traccia malmessa: frequenti arbusti ed alberi caduti sulla sede della mulattiera rendono faticosa la marcia. La traccia aggira lo sperone boscoso e si inserisce dall'alto nel Vallone di Barchi, racchiuso fra i contrafforti del Monte Galero (1708 m, a sinistra) e del Monte Armetta (1739 m, a destra). Tra le fronde appare lo sperone calcareo su cui svetta la Torre dei Saraceni, dominante la piccola frazioncina di Barchi. Superato un tratto alquanto erto (attenzione in caso di ghiaccio) si esce in un'ampia radura, sul margine della quale sorgono gli antichi edifici diroccati delle Case May (875 m, h 1). Stupisce trovare in un luogo così isolato una vecchia 127 ancora in discreto stato! Si ritrova qui la carrareccia proveniente direttamente da Barchi, che va seguita verso destra mentre effettua alcuni tornanti e poi taglia in diagonale ascendente il fianco del vallone. La sede stradale si fa sempre più stretta, mentre riprendono i rovinosi alberi schiantati che costringono ad un po' di ginnastica. Trascurate numerose diramazioni in discesa a sinistra, si prosegue lungamente inoltrandosi sempre più nello stretto vallone: giunti in prossimità di un rio, si abbandona la strada, che va ad estinguersi poche decine di metri più avanti, per risalire con decisione un piccolo valloncello a destra. Il punto dove deviare dalla strada è individuabile anche per un segno bianco-rosso avvistabile su un roccione poco più in alto; da qui in poi, comunque, il percorso è battuto molto raramente. Risalito per alcune decine di metri il vallonetto a fianco del rio, la  traccia lo attraversa verso sinistra e, sempre in stato di semi-abbandono, guadagna quota finalmente un po' più decisamente con una serie di tornanti. Raggiunta la testata superiore del valloncello (in inverno il primo punto dove si incontra il sole!), un lungo traverso con bella veduta sul Monte Galero consente di raggiungere prima un pittoresco gruppetto di antiche case (Case Pianafea, 1287 m) e poi una larga sella presso un vasto ripiano nevoso, da dove appaiono le vette dell'Armetta e del Pizzo d'Ormea e dove si incrocia la larga forestale proveniente direttamente da Ormea (h 2,15). Questa forestale è spesso ben battuta (io ho trovato tracce di motoslitta). A questo punto, non rimane che seguire verso sinistra la larga pista: questa taglia lungamente i pendii alla testata del Vallone di Barchi con modestissima pendenza, rasenta un curioso cocuzzolo con due enormi roccioni e, effettuato un tornante, raggiunge con ultimo lunghissimo traversone lo spartiacque presso l'ampissimo Colle di San Bartolomeo d'Ormea (1439 m, h 3,15). Bella veduta sulla dorsale Pizzo d'Ormea - Monte Antoroto, sul pendio finale del Monte Armetta e, verso Sud, sulle lunghe valli Arroscia e Pennavaira fino al mare di Imperia. Dell'antichissima cappelletta dedicata al Santo, che sorgeva in questo luogo, non rimangono che pochi ruderi. Trascurata l'evidente carrareccia che scende verso Sud alla Madonna del Lago e ad Alto, si devia verso sinistra seguendo i segnavia dell'Alta Via dei Monti Liguri: senza percorso obbligato, si mira poi alla larga insellatura del Colle Dubasso, che si raggiunge per vasti pendii nevosi scarsamente inclinati (h 0,15 dal Colle di San Bartolomeo). Di qui, risalendo il breve versante Nord, si giunge facilmente ed in poco tempo sulla vasta cima del Monte Dubasso (1536 m, h 0,30 dal Colle di San Bartolomeo), riconoscibile già da lontano per l'alto traliccio telefonico poco sotto la vetta. Qui, fra le roccette affioranti, sorge una piccola croce, datata 2000, con libro di vetta. Meraviglioso panorama su Galero, Armetta e su tutte le Alpi Liguri: particolarmente suggestivo l'effetto del Mar Ligure incorniciato dai vasti pendii nevosi sommitali. Ridiscesi al colle, si ritorna lungo il percorso di salita fino alla sella presso le Case Pianafea (h 1), da dove si prosegue a scendere lungo la forestale principale (segni bianco-rossi). Questa scende molto dolcemente, con pochi tornanti, nel bosco sempre più fitto: molto più in basso, l'orientamento si fa un po' complicato per le numerose diramazioni che si incontrano. Cercando di individuare la via più idonea, si dovrebbero incontrare dei segnali che indicano la discesa ad Ormea per le mountain bike, nonchè alcuni antichi capitelli sacri. Lungo questo percorso, si scende ancora a lungo fino a sbucare sul fondovalle presso il vecchio Ponte di San Pietro (h 2,15): senza superarlo, si prende a destra la traccia che costeggia il Tanaro, passa dietro alla Cartiera di Ormea e sbuca presso lo stabilimento della San Bernardo, presso il parcheggio dell'auto (h 0,20 dal ponte).  
Tempo totale h 6,30 circa
Difficoltà EE allenati
Dislivello 1000 m circa
Ultimo sopralluogo gennaio 2006
Commenti

Periodo consigliato: gennaio - marzo

Itinerario piuttosto lungo ad un punto panoramico di prim'ordine su tutte le Alpi Liguri. Il percorso di salita si svolge lungo un vallone selvaggio, scarsamente frequentato e dall'orientamento non banale. La discesa è invece ben evidente e non presenta difficoltà. Vista l'esposizione a settentrione, la neve è quasi assicurata: tenere però presente che il percorso è quasi interamente in ombra, per cui freddo e possibile ghiaccio sono assicurati! Avventuroso.