Monte Brentoni 2547 m   

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CARTINA CONSIGLIATA: TABACCO 1:25.000, FOGLIO 016

ITINERARIO E RELAZIONE A CURA DI ANNA PIERMARTINI

FOTOPERCORSO
Punto di partenza Domegge di Cadore (763 m); oltre il paese si devia per Laggio e si prosegue per il valico di Sella Ciampigotto; si supera lo Chalet al Fogher e si cominciano a risalire gli stretti tornanti. Quando la strada riprende un andamento più rettilineo, a quota 1770 m circa, e prima di giungere al valico e al Rifugio Tenente Fabbro, nei pressi di uno slargo sulla destra, si lascia l’auto.
Descrizione

Sull’altro lato della strada si imbocca una sterrata (sbarra), cominciando a camminare in moderata salita fino ad un bivio sulla sinistra (indicazioni per Forcella Valgrande). Sempre per buona mulattiera si scende un poco fino ad uscire dal bosco sui bei prati di Forcella Losco (1775 m) dove si trovano i ruderi in pietra di un diruto edificio e da dove svetta in bell’evidenza il Monte Brentoni. Si prosegue oltre e, nel punto in cui la traccia si inoltra nuovamente nel rado bosco, ci si lascia sulla destra il bivio per la Forcella di Valgrande. Si prosegue ora tra bellissimi alberi, imponenti e secolari, e camminando su buon sentiero si traversa in costa fino ad uscire definitivamente sui verdissimi prati sottostanti il Monte Brentoni, la Cresta Castellati e il Pupera di Valgrande. Non vi sono tabelle segnaletiche e lungo il percorso si incontra solo qualche sbiadito segnavia, ma la traccia presente è una sola e sempre ben marcata per cui non vi è il rischio di smarrire la strada. Su terreno mai troppo ripido e con panorami aperti sia sulla vallata di Domegge di Cadore, sia sulle cime dell’opposto versante con in primo piano il Cridola, si prosegue avvicinandosi all’amplissimo canalone sottostante la Forcella Brentoni. Quando la traccia in costa si esaurisce contro il fianco della montagna, si comincia a salire a zigzag sui prati che costituiscono la parte terminale del canalone di cui sopra. Attenzione: sulle carte è segnata la prosecuzione verso il Bivacco Spagnolli (n° 328) ma in realtà non ve ne è traccia! Il sentiero prosegue con regolari zigzag e qualche ardito taglio, supera una prima fascia di facilissime roccette e, superato a sinistra un sentiero “chiuso” e dalla destinazione ignota, riprende cogli zigzag fino a quota 2200 m circa, dove i prati terminano e l’ambiente si fa roccioso. In corrispondenza di un grande masso a forma di incudine con un vistoso ometto sulla destra, occorre deviare dalla traccia “ufficiale” per imboccare una rampa rocciosa non troppo inclinata. Seguendo gli ometti e le tracce di passaggio, si risale la rampa/cengia per roccette abbastanza facili fino a raggiungere il punto in cui la rampa stessa si esaurisce. Ci si trova ora in  cresta, su un magnifico balcone panoramico verso la pianura e le montagne della Carnia con in primo piano il Gruppo delle Terze. Sempre seguendo gli ometti, mentre tratti su roccette si alternato ad altri più facili per traccia, si risale la cresta con passaggi mai troppo difficili o esposti (I° grado?) fino a giungere (h 2,30) in vista della piccola croce in legno posta sulla panoramicissima cima (2547 m – libro di vetta). Questa in realtà è l’anticima Ovest, mentre la cima principale, più alta di solo un metro e caratterizzata da un grosso ometto di sassi, pare si possa raggiungere calando alla sottostante forcelletta e proseguendo per cresta (passaggi di II°). Per il ritorno, si percorre a ritroso un breve tratto di cresta fino a raggiungere, sulla destra, un canale contrassegnato da tracce di passaggio e da sbiaditi segni rossi. Si scende con pendenza non eccessiva per un primo tratto ghiaioso fino a che il terreno non cambia e ci si trova sulla roccia. Con prudenza e attenzione ma senza eccessive difficoltà si scende per un diedro su terreno abbastanza appoggiato e mai esposto fino a mettere i piedi sul più sicuro terreno della Forcella Brentoni (h 0,30). Il tratto pare sia di II°, ma se sono riuscita a scenderlo io, notoriamente fifona e dotata di un personalissimo stile “di chiappa”, direi che le difficoltà possano essere decisamente ridimensionate; in ogni caso, sul posto si trovano 3 chiodi per eventuali calate in doppia. Dalla forcella ci si cala per ghiaie e per facili roccette lungo l’ampio canalone abbandonato all’andata fino a riguadagnare la più sicura e riposante traccia sui prati all’altezza del masso a forma di incudine. Di qui in poco più di un ora, di nuovo alla macchina per il medesimo percorso.

Tempo totale h 4,00 - 5,00
Difficoltà EE, un passo di II
Dislivello 910 m circa
Ultimo sopralluogo giugno 2007
Commenti Itinerario abbastanza breve e non troppo faticoso, in un ambiente bellissimo e poco frequentato ma che richiede passaggi su roccia per raggiungere la cima e che si discosta in parte dalla traccia segnata per seguire una variante di salita “non ufficiale”. Va segnalato inoltre il fatto che la situazione dei sentieri segnata sulla carta spesso non coincide con quella che si trova sul posto.