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| Storia
Alpinistica |
Il Monte
Antoroto è una bella montagna dalla forma piramidale situata sullo
spartiacque Tanaro - Casotto, alle testate della Valdinferno
(Est) e del Vallone Moscardina (Nord). E' la prima cima delle Alpi
Liguri a superare i 2000 m, ed è anche la prima di aspetto
prettamente alpino. Mentre l'ampio versante Sud degrada verso la conca di Ormea
con ripidi ma aperti pendii erbosi, ed il più breve pendio
settentrionale scende regolarmente sulla conca dell'Alpe di Perabruna
(qui sale la facile via
normale), verso Nord Est precipita con una
rocciosa fiancata sulla testata del valloncello della Bura, nell'alta Valdinferno.
Proprio lungo il filo di cresta di detta fiancata, la cresta Est, che
digrada più dolcemente con ampi prati verso Sud-Ovest, si svolge un
interessante percorso di accesso alla cima, panoramico e divertente anche
se modestamente impegnativo: localmente il percorso della cresta Est,
costituita in realtà da una serie di elevazioni rocciose separate da
ampie e verdeggianti forcelle, è noto con la denominazione di "Crestine
dell'Antoroto". |
| Punto di partenza |
Valdinferno
1213 m, raggiungibile da Ceva (uscita della A6
Torino-Savona) risalendo la Val Tanaro fino a Garessio
579 m: all'uscita del paese, si abbandona la statale
n° 28 per prendere a destra una ripida stradetta asfaltata
(indicazioni) che, tra fitti splendidi castagneti, risale la breve
valletta del Rio Parone fino alla piccola borgata, oramai solo sede
di villeggiatura estiva (8 km da Garessio, 31 km da Ceva),
dove si lascia l'auto nel piccolo parcheggio sotto la chiesa. |
| Avvicinamento |
Si segue la
rotabile dal fondo cementato che si inoltra in falsopiano in Valdinferno:
sullo sfondo troneggiano il Monte Antoroto (2144 m, a sinistra) ed il
Monte Grosso (2007 m, a destra), tra i quali si apre l'ampia insellatura
della Colla Bassa (1846 m). Con qualche saliscendi si
tagliano le coste erbose discendenti dalla Costa Bruciata, si
supera un piccolo rio e, con qualche svolta ed un ultimo lungo tornante,
si toccano le Case Bosso (1364 m, h 0,20),
ancora abitate durante la stagione estiva. Un ultimo ampio tornante della
carrareccia (accorciatoia presso il caratteristico forno della borgata)
consente di raggiungere in breve l'agglomerato delle Case Mulattieri
(1418 m, h 0,30), ultimo nucleo
abitativo consistente della vallata, con alcune belle baite ristrutturate.
Da qui si dirama, sulla destra, la traccia che condurrebbe in breve al Rifugio
Savona (1528 m, cartelli). Si prosegue invece dritti, per una antica
mulattiera dalla rozza lastricatura in pietra che taglia in modesta
pendenza il versante sinistro orografico della valle, con bella vista sui
dirupatissimi costoni rocciosi che salgono alla vetta dell'Antoroto:
in questo tratto la mulattiera è spesso invasa dalle acque di
ruscellamento primaverili. Raggiunta la testata della Valdinferno,
dove questa si dirama nei due minori valloncelli dei Fusi (a
destra) e della Bura (a sinistra), si trascura la mulattiera che
sale ripida verso destra (si collega anch'essa al Rifugio Savona)
per proseguire sul ramo di sinistra, che scende a guadare in breve il
piccolo Rio dei Fusi (h 1). Si
taglia poi alla base, con lungo traverso alto sul fondovalle, la cresta
Sud Est del Monte Grosso, su cui spiccano alcuni arditi gendarmi, e
si entra in un bel bosco di faggi: frequenti muretti a secco ed altre
opere umane testimoniano la fervente attività agricola un tempo esistente
nella zona. Presso una vecchia casa diruta si stacca a sinistra il
sentiero che scende a Trappa attraverso il Passo della Scaletta
ed i Prati Sopra le Balze, mentre la traccia principale prende a
risalire con alcuni ripidi tornanti un erto costone alberato. Si raggiunge
così una prima radura, con bella vista ravvicinata sulle pareti dell'Antoroto.
Si attraversa il prato seguendo i segnavia, inserendosi nel Vallonetto
della Bura: in caso la neve coprisse i segnavia, l'orientamento
risulta comunque elementare, essendo sempre evidente la direzione da
seguire. Raggiunto un secondo ripiano dominato dalle pareti meridionali
dei già citati gendarmi rocciosi, si abbandona la traccia segnata per
volgere con decisione a sinistra, in direzione di un ampio, evidentissimo
canale diviso in basso in due rami da un promontorio roccioso: detto
canale sale direttamente ad un ampio colle erboso sulla cresta Est dell'Antoroto
(h 1,30 circa). |
| Descrizione
della via |
Si rimontano per
arbusti ed erba una serie di dossi, in direzione di una parete rocciosa a
destra del canale principale, dove sfocia un più stretto e roccioso
canalino. Con faticosa risalita (con neve forse la salita risulterebbe
più agevole) si giunge nei pressi delle
rocce: si traversa quindi verso
sinistra, su ripidissimi pendii erbosi (attenzione) fino a entrare nel
canalone principale, al di sopra dei fastidiosi pendii arbustivi della sua
parte inferiore. Si risale tutto il
canale, ripido ma facile, per erba,
detriti e radi cespugli: con neve ben assestata, indubbiamente la salita
sarebbe molto più interessante! Raggiunto l'anfiteatro terminale, si
risalgono gli ultimi pendii fino all'ampia sella erbosa al sommo del
canale (1930 m, h 2,30). Magnifica la vista che si apre sull'altro
versante, con il Pizzo
d'Ormea ed il Saccarello. Si segue ora fedelmente
il filo di cresta: una prima ripida salita conduce alla base delle
rocce,
che si risalgono con attenzione (pietre mobili e friabili!). Si prosegue
poi con modesti saliscendi, con visioni sempre interessanti sul selvaggio
versante Nord-Est, lungo il quale precipitano ripidi canaloni. La cresta,
se percorsa sul filo, è sempre piuttosto
esposta, ma mai difficoltosa:
volendo, si può comunque abbassarsi di qualche metro sul lato Sud, erboso
ed elementare. Più avanti, raggiunta una sommità rocciosa che precipita
dall'altra parte con una ostica paretina di roccia marcia sulla successiva
frocelletta, si scende leggermente a sinistra e, per un forcellino ed una
cengia (attenzione in presenza di ghiaccio) si scende alla base del salto,
all'intaglio successivo. Con un altro tratto divertente si giunge alla
base del salto finale: si può attaccare direttamente sul filo (I+)
oppure, più facilmente, aggirare a destra per una cengia erbosa
(caverna-rifugio con targa del CAI di Ceva) per poi risalire un erto e
breve canalino che riporta in cresta. Proseguendo per gli ultimi pendii di
roccette ed erba, via via meno ripidi, si raggiunge la cima (2144 m, h
1,15 dalla sella al sommo del canale, h 3,45 in totale): croce e libro di
vetta, panorama meraviglioso su tutte le Alpi e fino al mare.
Discesa: lungo la cresta Nord-Est, un po' esposta ma
facile, si scende in breve all'ampia sella della Colla Bassa (1846
m, h 0,15). Da qui si può scendere
per la Valletta della Bura fino al ripiano erboso alla base del
canale oppure, attraverso il Passo delle Creste di Monte
Grosso (1600 m circa), traversare fino al Rifugio Savona, e da
qui scendere per comodo e veloce sentiero nuovamente alle Case
Mulattieri (h 1,30 dalla Colla
Bassa): entrambi gli itinerari sono segnalati con cartelli e tacche
rosse. |
| Tempo totale |
h
5,30 circa |
| Difficoltà |
F
(con neve diventa più impegnativo) |
| Dislivello |
1000
m circa |
| Attrezzatura |
piccozza
e ramponi in caso di innevamento nel canale |
| Ultimo sopralluogo |
marzo 2007 |
| Commenti |
Periodo consigliato: marzo -
aprile
Itinerario semplice, ma
divertente e molto panoramico: una validissima alternativa alla via
normale. In caso di innevamento abbondante diventa più delicato, non
tanto per la risalita del canale (anzi, con neve tale canale risulta
sicuramente più divertente e meno faticoso), quanto per il percorso della
cresta: in questo caso fare molta attenzione alle cornici ed ai tratti
esposti (conviene avere con sè corda e casco!). Consigliato. |
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