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CARTINA
CONSIGLIATA: IGC 1:25.000, FOGLIO 113 |
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ITINERARIO
EFFETTUATO IN COMPAGNIA DI ANNA PIERMARTINI, DETTA "LO STAMBECCO
DELLE DOLOMITI" (OGGI IN TRASFERTA) |
| FOTOPERCORSO |
| Punto di partenza |
San Giacomo d'Entracque
(1200 m), raggiungibile dall'uscita di Mondovģ della A6
Torino - Savona attraverso Cuneo, Borgo San Dalmazzo
e la Valle Gesso. Oltrepassato l'abitato di Valdieri, si
devia a sinistra per Entracque, si costeggia il lungo bacino
artificiale della Piastra e, trascurata la diramazione di destra,
diretta al Lago della Rovina, si continua dritti nel fondovalle
fino ai pochi casolari della frazione (parcheggio). |
| Descrizione |
Si attraversa il Gesso
della Barra su un ponte e, lasciata a sinistra un'area attrezzata
(campeggio), si segue la rotabile asfaltata che si inoltra nel bosco e si
inserisce presto nel Vallone di Mont Colomb. Con alcuni tornanti
nella splendida faggeta, la strada raggiunge i fabbricati delle Ex
Palazzine Reali (1250 m), oggi adibite a colonie estive. Di qui la
rotabile, divenuta carrareccia sterrata, continua a salire nel bosco con
una serie di tornanti, fino al modesto ripiano pascolivo dove sorge
l'abbandonato Gias dell'Aiera (1349 m, h
0,20): qui si abbandona la carrareccia, diretta al Pra del
Rasur (vedi anche itinerario Cima
del Tor) per imboccare una poco evidente mulattiera che, verso
sinistra ed in moderata salita, taglia il prato sotto la diruta
costruzione. Rasentato un boschetto, l'antica mulattiera di caccia prende
a risalire con regolari tornanti il pendio erboso alle spalle del gias,
detto Costa dell'Aiera: dopo aver sfiorato la piccola forra del Rio Costa
dell'Aiera, la mulattiera, ridotta in alcuni tratti ad incerta traccia, se
ne allontana nuovamente, per attraversare alcune macchie di alberi in cui
si possono apprezzare ancora gli splendidi muretti a secco che sorreggono
i tornanti. Si apre intanto la visuale sulla testata del Vallone di Mont
Colomb e sulla selvaggia costiera Fenestrelle - Ciamberline. Giunti
in una macchia di faggi ai piedi di una paretina, la mulattiera sembra
esaurirsi: in realtą, essa prosegue a sinistra, uscendo dal bosco e
proseguendo per le ripidissime coste erbose. In questo tratto la
mulattiera č quanto mai in rovina, e solo una vaghissima ed incerta
traccia risale con ampi tornanti l'erto pendio. Pił in alto, presso un
tornante verso sinistra sorretto da un possente muraglione, riappare per
un tratto l'antico tracciato in tutta la sua bellezza: con lungo traverso
la mulattiera taglia due ripidi valloncelli e si dirige verso una evidente
crestina rocciosa, che separa la Costa dell'Aiera dalla contigua Valle
di Brusą. Presso la base delle rocce il tracciato, qui nuovamente
alquanto incerto, risale con una serie di tornantini il pendio (alcuni
preziosi ometti), attraversa una lingua di pietrame e sale ancora fino ad
un piccolo poggio, dove sorgono i ruderi di un'antica imposta di caccia
(1845 m, h 1,40). Proseguendo a
salire, per erte coste erbose (vaghissime tracce) si guadagna in breve ma
con fatica l'ampio colletto erboso a monte della crestina rocciosa, sullo
spartiacque Aiera - Brusą (1942 m, h 2,00).
Magnifico panorama. Da questo punto, si evidenziano due piccole forre
consecutive, che pił in basso si uniscono per formare la Valle di
Brusą. Si traversa quindi il ripido pendio oltre il colletto, in
direzione della prima forra: in questo tratto occorre estrema attenzione,
in quanto le tracce sono molto labili, ed il ripidissimo pendio si
interrompe poco pił sotto con un brusco salto roccioso (EE). Oltre un
tratto cespuglioso si scende brevemente a tagliare il piccolo rio della
prima forra: su una roccia vi č un comodo sistema per rifornirsi di
acqua. Superato un brevissimo tratto di roccette dall'altra parte, si
ritorna su erti pendii erbosi: seguendo i piccoli ometti, praticamente
senza tracce, si risale un ripido pendio-canale erboso alla base di un
salto roccioso, poi si taglia facilmente la seconda forra e, nuovamente in
salita, si punta alla base di un evidente sperone rossastro pił in alto
(2202 m, h 2,40). Da questo punto,
inspiegabilmente, le tracce si fanno pił marcate, e compaiono frequenti
segni rossi ad indicare il cammino. Con numerosissimi tornanti di pendenza
accentuata la traccia prende quota sui ripidissimi pendii erbosi sulla
sinistra dello sperone rossastro, fino a raggiungere il colletto a monte
dello sperone stesso. Proseguendo la salita, per monotone chine
erbose, si
supera un tratto detritico e si giunge all'altezza dell'ampia sella fra il
Monte Aiera e la Punta della Rua (2785 m): con un ultimo
breve tratto faticoso, senza tracce ma con orientamento evidente, si
raggiunge la panoramicissima cima (2713 m, h 4,00),
sulla quale sorge la statua di una madonnina con un curioso sistema di
illuminazione a pannelli solari. Dal libro di vetta, si possono contare
circa 10 - 15 salite l'anno. Splendida veduta sulla conca di Entracque,
sulla Catena dell'Oriol, sul Geląs, l'Argentera e
sui sottogruppi del Frisson e della Rocca dell'Abisso.
Interessantissimo panorama anche sulla prosecuzione della Costiera del
Monte Carbonč, con il piccolo Lago della Lausa che occhieggia
alla testata dell'omonimo, abbandonato vallone. Ritorno per la stessa via
in h 2,45. |
| Tempo totale |
h
7,00 - 7,30 circa |
| Difficoltą |
EE
allenatissimi |
| Dislivello |
1500
m circa |
| Ultimo sopralluogo |
luglio
2006 |
| Commenti |
Periodo
consigliato: giugno - ottobre
Salita molto faticosa, per la veritą un po'
monotona nella parte superiore, ma che ripaga ampiamente con un superbo
panorama su tutto l'arco delle Marittime. Il percorso, pur quasi sempre
facile, non č mai banale a causa dell'orientamento, spesso precario, e
dei pendii erbosi ripidissimi e scivolosi. Attenzione alle vipere!
Ambiente di vetta solitario e stupendo.
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