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N.B.:
ITINERARIO E RELAZIONE A CURA DI ANNA PIERMARTINI
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CARTINA
CONSIGLIATA: Tabacco 1:25.000, FOGLIO 021 |
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FOTOPERCORSO |
| Punto
di partenza |
Da Longarone
si oltrepassa il bivio per la Val di Zoldo e si prosegue per la
statale n°51 mantenendo la destra alla deviazione per Cortina. Si
raggiunge Domegge di Cadore e si seguono le indicazioni per il Rifugio
Padova; attraversato il ponte sul bel Lago di Domegge si
imbocca una stradina asfaltata (molto stretta!) in direzione del Rifugio
Padova e della Casera Cercenà (1050 m), ove si lascia
l’auto.
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| Descrizion |
Subito dietro il rifugio
stacca il bel sentiero (tabella) che si inoltra nel fitto del bosco; per
mulattiera e con pendenza moderata, si sale fino ad incontrare un edificio
che spunta appena tra la vegetazione e, poco oltre, si raggiunge il bivio
ove sopraggiunge la traccetta proveniente dal Lago di Domegge. Si
piega a destra (indicazioni per Bivacco Montanel), la mulattiera
diventa sentiero e la pendenza si fa più sostenuta; a tratti squarci nel
bosco consentono belle vedute sull’ampia
vallata di Domegge e Belluno magnificamente sovrastata da Antelao
e Pelmo. Continuando nella salita si raggiunge un tratto un
poco meno erto e, per riposante traccia nel bosco, si arriva ad aggirare
un costone fino ad uno spettacolare balcone
panoramico sulla valle. Mentre il sentiero prosegue per un poco in
costa tra pini mughi e bassi cespugli di mirtilli, lo sguardo è libero di
spaziare sulle Marmarole
proprio di fronte e sulla cresta
del Subasio, Pupera di Valgrande e Monte Brentoni
un poco più a destra. In secondo piano una incredibile serie di guglie
culmina nella Croda
dei Toni
(inedita prospettiva) e nella tondeggiante sagoma del Popèra,
mentre più a ovest la fanno da padroni Antelao e Pelmo.
Dopo una doverosa pausa contemplativa, il cammino riprende e, rimanendo in
costa e camminando sotto le bastionate rocciose del Col dell’Elma,
ci si addentra nella Val del Montanel. Oltrepassate due passerelle
in legno la traccia riprende a salire con decisione; si passa davanti ad
una fonte (solo uno scarso stillicidio) e, con un ultimo strappo, si
giunge ad un tratto più riposante. Cominciano a fare capolino tra gli
alberi le guglie
frastagliate del Crodon di Scodavacca e della Cima Herberg
(o Croda di Mezzo) che fanno da sfondo alla piccola e verdissima
spianata su cui sorgono le due costruzioni del Bivacco Montanel
(2048 m – h 2,30 circa). Per fruire
del bivacco pare si debbano chiedere la chiavi (info e prezzi al Rifugio
Cercenà) mentre si trova acqua presso una panoramicissima e
particolare sorgente,
raggiungibile con sentiero segnato in 10 minuti circa; in ogni caso,
vicino al bivacco è sempre aperto un più spartano ricovero di emergenza.
Dietro il bivacco stacca una traccia segnata (indicazioni) che, superato
un fossetto boscoso, porta verso il fondo
della valletta; si rimane sul suo lato sinistro, tra il verde
degli ultimi larici, mentre di fronte precipitano severe le rotte pareti
del Crodon di Scodavacca e della Cima Herberg. Con pendenza
moderata si guadagna quota risalendo un rossetto di magra erba che risalta
prepotentemente in mezzo al paesaggio dominato da guglie, rocce e
canaloni. Quando il sentiero devia a sinistra, un ometto e qualche bollo
rosso segnalano la possibilità di proseguire (faticosamente, credo) verso
il ripido canalone che consente di valicare e scendere nella retrostante
valle in cui sorge il Rifugio Padova. Seguendo invece la traccia
“ufficiale” e i buoni segni bianco-rossi, si piega a sinistra e si
sale ancora un poco fino ad uscire su un verdissimo
e panoramico pianoro posto sotto la cima del Montanel. Qui
la traccia scompare e si fanno più radi anche segnavia e ometti; bisogna
comunque risalire
l’erto pendio erboso mantenendosi al suo centro fino a che,
avvicinandosi alle rocce, non si riguadagna una parvenza di traccia. Qui
buoni ometti guidano proprio sotto la crestina sommitale, dove una scritta
a vernice indica la direzione per raggiungere la vicina croce di vetta. Si
va a destra e si supera una cengetta, quindi si sale per ghiaie e facili
gradini di roccia fino ad arrivare ad un passaggio
davvero particolare. Due grandi massi accostati formano una sorta
di strettissimo “corridoio” di roccia interrotto, circa a metà, da un
salto; si scende per un paio di metri fino a dove un masso incastrato e
posto a guisa di ponte permette di superare il salto (brrrivido), quindi
si risale nuovamente per riportarsi accosti alla parete. Si supera a
destra un passaggino in roccia (brrrivido bis) e si esce su un terrazzino;
da qui per una ulteriore cengetta ci si porta sotto le facili e ben
gradinate rocce sottostanti la
croce di vetta (h 1,30 circa).
Il panorama
è semplicemente superbo, l’ambiente severo e solitario e le case
affacciate sulle rive del lago sottostante sembrano infinitamente
lontane. Bellissimo!
Il ritorno avviene per la stessa via in h 2,00
circa.
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| Tempo totale |
h
6,00 circa |
| Difficoltà |
EE,
un passo di I°+ |
| Dislivello |
1400
m circa |
| Ultimo sopralluogo |
luglio
2007 |
| Commenti |
Periodo
consigliato: giugno - ottobre
Bellissima cima con un panorama unico su tutte
(ma proprio TUTTE!) le dolomiti; non troppo difficile da conquistare e non
troppo frequentata, è una meta da non perdere. E col bel tempo è uno
spettacolo gustarsi il calar del sole dai prati immediatamente sottostanti
le rocce della cima per poi scendere per il bel bosco illuminato dai raggi
obliqui del sole che tramonta.
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