Crode Fiscaline 2677 m   

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CARTINA CONSIGLIATA: Tabacco 1:25.000, FOGLIO 010

Punto di partenza Rifugio Auronzo (2320 m), raggiungibile da Misurina (14 km da Cortina d'Ampezzo, 21 km da Dobbiaco) attraverso una strada asfaltata a pedaggio (salatissimo, 7,5 km), o con servizio di autobus di linea (conveniente, soprattutto se non si è in molti) o, infine, dal Lago di Antorno (1866 m), poco sopra Misurina e lasciando l'auto al casello del pedaggio, con il sentiero 101 (h 1,15, per puristi).
Descrizione Dal grande parcheggio, affollatissimo d'estate, si prende la larga stradetta che pianeggia alla base delle Tre Cime: lasciata sulla destra una traccia (104) che scende con numerosi tornanti nel profondo Vallon di Lavaredo (confluente più in basso in Val Marzòn, tributaria di Ansiei), si raggiunge in breve una graziosa cappelletta (Cappella degli Alpini, 2314 m, h 0,15), da dove si amplia la vista sulla Catena delle Marmarole e sui settori più selvaggi dei Cadini di Misurina (soprattutto sul Ramo di Croda Liscia). Oltre la cappella, si tocca in breve un ampio ed ondulato altopiano erboso (Piani di Lavaredo), che verso Sud precipita però con bruschi salti rocciosi sul selvaggio Vallon di Lavaredo, al cui centro sorge il bel Rifugio Lavaredo (2344 m, h 0,25). Dal rifugio si prosegue sull'ampia carrareccia diretta a Forcella Lavaredo (2454 m, ben visibile di fronte) ma, superati un paio di tornanti, presso un ricovero militare diroccato, la si abbandona per seguire a destra la larga mulattiera n° 104 (cartelli), che scende in breve ai Laghi di Lavaredo (2405 m). Oltre le piccole pozze, il sentiero scende più decisamente, tagliando alla base gli immensi ghiaioni basali della Croda Passaporto (2701 m): belle vedute sugli arditi torrioni di questo complesso roccioso (Torre Pian di Cengia, Torre Quattro Laghi, Torre Tito). Dopo un buon tratto in discesa piuttosto decisa, si raggiunge l'ampia e pianeggiante conca sottostante il vasto Cadin Passaporto: in fondo al cadin spicca la vetta del Monte Paterno (2744 m) affiancato dall'aguzza Cresta del Camoscio. Dalla parte opposta, invece, i prati terminano bruscamente per inabissarsi nella profonda Val Cengia. Tagliata con ampio semicerchio la conca prativa (regno delle marmotte), si attraversa con qualche saliscendi tutta l'ampia testata della Val Cengia (a destra un paio di tracce convergono nel sentiero n° 107, vedi anche itinerario Traversata del Marden), dopo di che qualche tornante consente di raggiungere il bel Lago di Cengia (2324 m, h 1 dal Rifugio Lavaredo), adagiato nel vasto ripiano erboso e detritico del Pian di Cengia Basso. In alto a destra domina il Monte Cengia (2559 m). Attraversato il ripiano, e lasciato a sinistra un monumento agli Alpini caduti, la mulattiera, qui quasi carrareccia, prende a salire più decisamente con una lunga serie di tornanti, fino ad un bivio ormai ai piedi delle rocce: trascurato a sinistra il sentiero 107 diretto alla Forcella della Croda dei Toni (vedi itinerario Traversata del Marden), si prende a destra il n° 104 che, con breve salita, sbuca poco dopo nel superiore ripiano detritico (Pian di Cengia Alto). Attraversatolo, riprende la salita in diagonale lungo un pendio erboso e detritico fino all'ampia insellatura di Forcella Pian di Cengia (2522 m, h 0,30 dal Lago di Cengia). Magnifiche vedute su Croda dei Toni e Tre Scarperi. Seguendo la traccia lungo il filo di cresta verso destra, si supera un tratto roccioso grazie ad una larga cengia (tronchi) e, con percorso sinuoso, si raggiunge in breve il grazioso Rifugio Pian di Cengia (2528 m, h 0,40 dal Lago di Cengia). Spettacolare Croda dei Toni! Dal rifugio si prende la traccia segnata (cartello) che prende a risalire gli uniformi tavolati detritici che scendono regolari sulla testata di Val Fiscalina Alta. Superata una zona di trinceramenti, si giunge in prossimità della cresta, all'altezza dello stacco della breve cresta della Cima Ovest delle Crode Fiscaline (2635 m, raggiungibile con alcuni brevi passaggi di I°+); la traccia prosegue invece verso destra, quasi pianeggiante. Fiancheggiata una profonda e ben conservata trincea, si scende brevemente ad una stretta forcella: mentre sull'alta Val Fiscalina il pendio scende uniforme e poco ripido, sull'opposto versante di Val Sassovecchio un impressionante canale roccioso si inabissa con un salto di 500 m. Proseguendo, si taglia alla base il cocuzzolo finale della Cima di Mezzo delle Crode Fiscaline (2675 m): una facile risalita per ghiaie permette di raggiungere in pochi minuti la vetta, da cui si gode di panorama veramente eccezionale su tutte le Dolomiti di Sesto. In particolare, suscita curiosità l'appendice della Torre Fiscalina, che appare staccata dalla sommità della Croda di circa 2 m; sulla guida del Berti l'accesso viene descritto "facile" per mezzo di un lungo salto: personalmente, non consiglio a nessuno di verificare tale affermazione, visto l'abisso sottostante! Poco distante, svetta elegante la Cima Est, la più alta. Tornati alla traccia, si prosegue poco sotto la cresta, si supera un'altra vertiginosa forcella, si supera una breve galleria di guerra e si risale l'ultimo pendio (spettacolare veduta su Cima Una) fino alla croce di vetta della Cima Est delle Crode Fiscaline (2677 m, h 0,40 dal rifugio). Panorama grandioso su Tre Scarperi, Paterno, Tre Cime, Croda dei Toni, Popera, nonchè vista istruttiva sulla cresta delle Crode. Attenzione all'impressionante abisso del versante Val Sassovecchio! Tornati al rifugio ed alla Forcella Pian di Cengia (h 0,40), si scende col segnavia n° 101 verso Nord, attraverso un largo canale ghiaioso, per poi uscirne verso sinistra, pianeggiando sui vasti ghiaioni che fasciano il versante settentrionale della Cresta del Camoscio. Aggirato dall'alto un grazioso laghetto, in cui la neve permane quasi in permanenza, si raggiungono i prati dell'Alpe dei Piani, da dove una breve risalita sotto le rocce del Paterno conduce alla Forcella di Toblin, ed al Rifugio Locatelli (2405 m, h 0,45 dalla forcella). Classica veduta delle Tre Cime di Lavaredo. Da qui il ritorno più comodo e breve verso il Rifugio Auronzo è quello attraverso Forcella Lavaredo (h 1,10). Se si ha tempo e il meteo lo consente, comunque, è consigliabile il giro per il Col di Mezzo. Dal rifugio si scende verso le Tre Cime, lasciando quasi subito la larga traccia 101 per Forcella Lavaredo per imboccare invece la n° 104 (cartelli, "Alta Via delle Dolomiti n° 4"): questa scende decisamente verso la testata di Val Rimbòn poi, lasciato a destra il sentiero n° 102 per Landro, raggiunge il fondo di una verde valletta (antico lago interrato) e risale ripidamente dall'altra parte. Belle vedute, alle spalle, su Paterno e Cresta del Passaporto. Al termine della salita, si raggiunge il fantastico altopiano detto Grava Longa, costituito da ondulati prati e, più in alto, dalle immani colate detritiche che scendono dalle pareti Nord delle Tre Cime: uno spettacolo superbo! Oltrepassata la Capanna dei Pastori (2250 m, possibilità di ristoro), che sorge in prossimità di alcuni simpatici laghetti, la traccia riprende a salire con decisione per un dosso erboso, dalla sommità del quale si ha l'ultima veduta (la più interessante) sul versante Nord delle Tre Cime. Da qui non rimane che tagliare in leggera salita la testata di un aspro valloncello detritico e si raggiunge la larga sella di Forcella Col di Mezzo (2315 m, h 1 dal rifugio). Da qui è possibile scendere al casello di pedaggio lungo la Val de l'Arghena (vedi itinerario Sentiero Bonacossa), altrimenti su segue la larga traccia 105 che conduce pianeggiante ai parcheggi del Rifugio Auronzo (h 0,15).
Tempo totale h 5,30 (h 7,30 partendo dal Lago d'Antorno)
Difficoltà E allenati
Dislivello 950 m (1450 m partendo dal Lago d'Antorno)
Ultimo sopralluogo agosto 2004
Commenti Periodo consigliato: giugno - ottobre

Itinerario consigliabile soprattutto per i panorami veramente fantastici (almeno credo, visto che noi abbiamo visto soprattutto tanta nebbia!), non è troppo faticoso e permette di visitare una zona delle Dolomiti di Sesto tra le più famose e frequentate. Di particolare effetto il contrasto fra il versante Sud delle Crode Fiscaline, costituito da un regolare tavolato detritico, e quello Nord, dove immense pareti verticali precipitano sul fondo di Val Sassovecchio. Da provare.