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CARTINA
CONSIGLIATA: IGC 1:50.000, FOGLIO 8 |
| Punto di partenza |
Carnino Superiore
(1397 m), raggiungibile da Ceva (uscita
dell'autostrada A6 Torino - Savona) risalendo la Val Tanaro
attraverso Garessio, Ormea, Ponte di Nava e Viozene:
superato un tratto intagliato nella roccia, si lascia la strada
principale, diretta a Upega, e si segue la diramazione che risale
il Vallone di Carnino: trascurata a destra la breve diramazione
per Carnino Inferiore, si arriva al piccolo parcheggio che precede
la caratteristica borgata. |
| Descrizione |
Lasciata in alto
a destra la chiesetta, si segue una stretta viuzza pianeggiante che
attraversa il paese, tra antichissime case parzialmente ristrutturate.
Oltre la borgata, un cartello indica un bivio: trascurata la prosecuzione
diretta verso la Gola della Chiusetta ed il Colle dei Signori,
si segue un sentiero a sinistra (ind. "Passo Lagarè")
che scende fra radi alberi, guada quasi subito il rio e, superato un altro
precario ponticello, prende a salire nel ripido bosco ora più fitto. La
pendenza si mantiene importante, mentre con lunga serie di tornanti si
guadagna quota sul ripido fianco della Cima del Caplet. Oltre un
poggio, da cui si ha una bella veduta su Carnino Inferiore e sulle
sovrastanti Rocce del Manco, si continua a salire ripidamente nel
bosco: una specie di solco erboso fa guadagnare un modesto costoncino che,
seguito verso destra, conduce alla base della verticale parete calcarea
del Dente di Carnino, elegante cuspide che costituisce la prima
elevazione della Cresta del Ferà. Alcuni tornanti, in parte
intagliati nella roccia, consentono di raggiungere il poco accennato
colletto del Passo Lagarè (1745 m, h 1,15),
antico valico un tempo molto utilizzato per il collegamento fra Carnino
ed Upega. Al di là del passo si taglia la testata di un vallonetto
(zona di camosci) e, oltre un pulpito altamente panoramico ed un piccolo
boschetto, si raggiunge un'ampia sella erbosa, da dove appare il Vallone
di Upega e la grande Foresta delle Navette dominata dalla Cima
Missun e dal Monte Bertrand. Da qui si segue l'indicazione "Rocca
del Ferà", risalendo il ripido costone erboso proprio sul
filo:
all'inizio non ci sono tracce, più in alto si incontrano invece alcuni
bolli rossi che, per erbe e boschetti, fanno guadagnare un bel colletto
erboso. Risalendo con breve arrampicata le roccette a
sinistra, si tocca
la vetta del Dente di Carnino (1953 m, h
1,45), dove sorge una piccola croce: magnifico panorama su
tutta l'alta Val Tanaro. Tornati al colletto, si risale il
contrapposto ripido ma breve pendio erboso fin sulla vetta della Cima
del Caplet (1958 m), oltre la quale si prosegue sul filo della cresta
(tacche rosse, tracce), che in questo tratto scende ripidissima verso Upega,
mentre verso Carnino precipitano selvaggi dirupi boscosi.
Scavalcando od aggirando due quote minori, si prosegue lungo discontinue
tracce fino ad un più marcato colletto con mughi: traversando verso
destra (lato Carnino) si attraversa una specie di valletta fino ad
un altro colletto erboso. Risalito un ripido tratto di roccette, si
raggiungono gli ampi prati, moderatamente inclinati verso Upega,
chiamati "il Praèt": seguendone la sponda destra con
attenzione (in quanto il ciglio precipita con verticali salti rocciosi
sulla Gola della Chiusetta), si aggira la modesta cuspide di
roccette della Rocca del Praèt (2059 m, h
2,30) e, seguendo le marcate tracce sul crinale, si raggiunge
(un po' faticosamente, in verità) la bella e panoramica Rocca del
Ferà (2221 m, h 3,00), costituita
da belle placche rocciose. Bel panorama su Pian Ballaur, Saline
e Marguareis, nonchè sulla zona del Saccarello e del Mongioie.
Appare da qui la parte più interessante della Cresta del Ferà:
oltre le più modeste elevazioni rocciose del Dente Mader (2215 m)
e del Torrione Mader (2220 m), sorge l'ardito testone roccioso del Ferà
(2235 m), la vetta più elevata della lunga costiera. Scendendo per facili
roccette, si arriva al colletto alla base del Dente Mader (1°
ascensione: F. Federici, C. Picasso nel 1906), separato dall'attiguo Torrione
per mezzo di una stretta spaccatura di un paio di metri. Traversando alla
base dello strapiombante versante Nord del Torrione per facili
cenge attrezzate con cavo d'acciaio, si supera un risalto e si scende al
largo Colletto del Ferà (2180 m), da dove si attacca il
ripidissimo ed erboso versante meridionale del Ferà fino al grosso
ometto della vetta (2235 m, h 4,00).
Magnifica veduta sul Massiccio del Marguareis: oltre l'insellatura
del Colle dei Signori, spicca la Serra dell'Argentera. Si
segue ora l'erbosa cresta Sud-Ovest (segni rossi), per poi scendere sul
versante di Upega lungo un sistema di strette cenge erbose che
richiedono attenzione in quanto esposte. Oltre un ampio colle erboso, si
scavalca un modesto dosso e si raggiunge l'accentuata depressione del Passo
di Framargal (2179 m, h 4,30): qui
si incontra la bella rotabile d'altura Monesi - Colle di Tenda, che
va seguita verso destra mentre taglia con saliscendi le falde della
piramidale Cima di Pertegà (2404 m). Questo tratto richiede
attenzione ad inizio stagione, quando permangono ripidissime lingue di
neve ghiacciata sul fondo degli scoscesi vallonetti laterali che tagliano
la strada. Con la rotabile si giunge facilmente al Colle dei Signori
(2112 m, h 0,30), da dove si segue
l'ampia mulattiera che scende a destra, nell'alto Vallone dei Maestri.
Lasciati quasi subito a sinistra i due edifici (di cui uno di nuova
costruzione) del Rifugio Don Umberto Barbera
(2070 m), si continua a scendere nell'ampio vallone fino ad un primo
ripiano (Vastera delle Strìe), e subito dopo ad un secondo, molto
ampio, dove sorgono le antiche costruzioni delle Selle di Carnino e
la caratteristica chiesetta di San Domenico (1909 m, h
0,30 dal Colle dei Signori). Discesa con qualche
tornante una ripida gorgia rocciosa, si sbuca su un altro ripiano, il più
grande dei tre, chiamato Piano della Chiusetta (1815 m). Al termine
del ripiano, la mulattiera scende con alcuni tornanti nella stretta Gola
della Chiusetta, poi si mantiene per un lungo tratto alto sul fondo
del Vallone di Carnino fino al piccolo Pian Ciucchèa (1656
m). Scendendo ora con decisione, la bella mulattiera taglia un modesto
rio, attraversa poi una zona anticamente terrazzata (resti di muretti a
secco) e, dopo un ultimo impetuoso torrente, raggiunge infine le prime
case di Carnino Superiore, all'altezza del bivio per il Passo
Lagarè (h 1,45 dal Colle dei
Signori). Di qui, in breve, al parcheggio. |
| Tempo totale |
h
7,00 circa |
| Difficoltà |
EE
allenati |
| Dislivello |
1000
m circa |
| Ultimo sopralluogo |
maggio
2006 |
| Commenti |
Periodo consigliato: maggio -
giugno e settembre - ottobre
Bellissima gita, poco conosciuta
ma altamente meritevole per panorami e natura selvaggia. Interamente
segnalata, anche se in alcuni punti la traccia non è molto marcata. Un
po' faticosa a causa dei lunghi saliscendi, ma comunque piacevole per la
varietà dei panorami e per le interessanti vedute su alcune belle
strutture rocciose. Da provare.
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