Cima Piccola di Valbon 2802 m   

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N.B.: ITINERARIO STUDIATO ED EFFETTUATO IN COMPAGNIA DI ANNA PIERMARTINI (DETTA ANCHE LO STAMBECCO DELLE DOLOMITI)

CARTINA CONSIGLIATA: Tabacco 1:25.000, FOGLIO 06

FOTOPERCORSO

Punto di partenza Rifugio Gardeccia (1949 m), raggiungibile da Pera di Fassa con servizio taxi di pulmini oppure a piedi, lungo la comoda carrozzabile sterrata. O ancora, in alternativa, dal Rifugio Ciampedie (1998 m) in h 0,45 per un comodo e pianeggiante sentiero nel bosco. I puristi possono salire a piedi al Ciampedie da Vigo di Fassa in h 1,30 di faticosa ascesa.
Descrizione Si segue la larga carrareccia che risale, in moderata salita, il ripiano, passa accanto al Rifugio Stella Alpina e, con un paio di più decisi tornanti fra i mughi, supera una breve bastionata. In falsopiano, la carrareccia segue per un tratto il corso del Rio di Soial, fino a portarsi ai piedi del salto roccioso su cui, già da lontano, si staglia contro il cielo la curiosa sagoma del piccolo Rifugio Preuss. La strada si porta allora sui ripidi pendii detritici di sinistra, alla base dell'impressionante parete orientale del Catinaccio, nerastra e repulsiva. Con un ampio tornante, di nuovo in ripida salita, la strada taglia poi il fianco della valle e, lasciato a sinistra lo stacco della traccia n° 541 per il Col di Barbolada ed il Passo delle Cigolade (vedi anche itinerario Sentiero Attrezzato del Passo Santner), con alcune svolte raggiunge il bel ripiano su cui sorge il grande Rifugio Vajolet (2245, h 0,45 da Gardeccia). Su un dosso poco distante si trova il già citato Rifugio Preuss. Da qui si apre la vista sulla testata della Valle del Vajolet. Trascurato lo stacco del sentiero n° 542s diretto alla Gola del Gartl ed al Passo Santner, si prosegue lungo il fondovalle, lungo il ben marcato sentiero n° 584: si trascura quasi subito a destra una diramazione diretta al Passo delle Pope (ind. per Sentiero Don Guido, vedi anche itinerario Anello di Cima Scalieret) e si prosegue, rimanendo alti rispetto al rio, nel vallone principale. Tagliati alla base i vasti ghiaioni che scendono dallo stretto Passo del Vajolet (2549 m), si raggiunge la prativa testata della Valle del Vajolet: con un'ultima serie di tornanti fra i vasti ghiaioni, si raggiunge la sella detritica del Passo Principe (2601 m, h 1,00 dal Rifugio Vajolet), tra la Cima Piccola di Valbon (2802 m, a sinistra) ed il più imponente Catinaccio d'Antermoia (3004 m, a destra). Sul valico sorge il piccolo Rifugio Passo Principe, nel settembre 2006 in fase di ristrutturazione. Trascurato il sentiero che, oltre il passo, scende nei ghiaioni nella profonda Conca del Principe ed in Valle del Ciamin, e lo stacco a destra della ferrata per il Catinaccio d'Antermoia (vedi anche itinerario Catinaccio d'Antermoia e Cima Scalieret), si prende una traccia evidente che taglia i ghiaioni di sinistra, alla base della Cima Piccola di Valbon, rimanendo praticamente in quota. La traccia, in questo primo tratto comoda, porta alla base del canale detritico, già ben evidente dal Passo Principe, che sale ripido allo stretto intaglio della Forcella Piccola di Valbon (2730 m), fra le cime Piccola e Grande (2824 m) di Valbon. Raggiunto il canale le tracce spariscono, e la risalita delle friabilissime ghiaie risulta fastidiosa e molto faticosa. Conviene tenersi vicini alla sponda sinistra (destra orografica) del canale, e sfruttare per quanto possibile le rocce per mantenere l'equilibrio e non scivolare. Nell'ultimo tratto la pendenza diminuisce leggermente, ma la risalita rimane sempre delicata per la grande friabilità, ed è con un sospiro di sollievo che si tocca finalmente la bella Forcella Piccola di Valbon (2730 m, h 0,40 dal Passo Principe). Dall'altra parte un micidiale canalone, sovente ghiacciato, scivola alla testata della stretta Piccola Valbon, confluente più in basso in Val del Ciamin. Dalla forcella la Cima Piccola di Valbon appare vicina, a sinistra. Una invitante traccia taglia pianeggiante i ghiaioni alla base delle rocce, sul versante della Piccola Valbon, passa da un panoramico poggio (di qui si ha la veduta più spettacolare sull'abisso della Piccola Valbon!) e si va a spegnere alla base del giallastro torrione del Gamsturm, in vista della vicina vetta della Gamsspitze (2714 m), presso una vertiginosa, friabilissima cengia che consiglio vivamente di non azzardarsi a percorrere, visto il baratro sottostante! Dalla Forcella Piccola, quindi, non si deve seguire la traccia orizzontale, ma bisogna risalire le ghiaie direttamente verso l'alto, fino a raggiungere la base della fascia di roccette che sorreggono la cima. Da qui si imbocca una specie di evidente, larga rampa detritica che, con salita diagonale da sinistra a destra, consente di raggiungere un bel poggio panoramico, alla base della breve crestina finale. Si apre la vista sul Sottogruppo di Valbon e sul complesso Cima Catinaccio - Torri del Vajolet. Questo tratto, dalla forcella al poggio panoramico, per quanto tecnicamente facile, risulta delicatissimo ed impegnativo a causa della incredibile friabilità delle ghiaie, e del salto roccioso sottostante (I° grado). Dal poggio si risalgono in breve le ultime roccette della cresta, esposte ma un po' più solide del tratto precedente, fino all'ometto di vetta (h 0,30 dalla forcella). Magnifico panorama su tutto il Gruppo del Catinaccio. A dire il vero, c'è qualche dubbio se questa sia veramente la cima più elevata del piccolo complesso roccioso della Cima Piccola di Valbon: secondo la relazione di Visentini sembrerebbe di si, ma poco più a Est sembra esserci una cima leggermente più elevata ... cima per raggiungere la quale, dalla rampa detritica ascendente, si deve risalire un tratto di roccette veramente friabilissime in cui non ci siamo arrischiati! Ritorno per la stessa via in h 2,00
Tempo totale h 5,00 - 5,30
Difficoltà EE, I° grado il tratto finale, necessario piede sicuro!
Dislivello 900 m circa
Ultimo sopralluogo settembre 2006
Commenti Periodo consigliato: luglio - settembre

Salita molto bella ma impegnativa, ad una cima panoramica e poco conosciuta. Le difficoltà tecniche sono praticamente inesistenti, ma la grande friabilità delle ghiaie e l'assenza di sicure tracce di passaggio contribuiscono ad amplificare un senso di precarietà che rende questa salita consigliabile solo agli escusionisti esperti. Singolari e, per certi versi, impressionanti gli scorci aerei sul Sottogruppo di Valbon.