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CARTINA
CONSIGLIATA: TABACCO 1:25.000, FOGLIO 010 |
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CHI C'ERA: FLAVIO, ANDREA C.
(CIOE' IO), MASSIMO ED OLIVIERO (UN MITO!) |
| Storia
Alpinistica |
Le Tre Cime di
Lavaredo non hanno bisogno di presentazioni: sono forse fra le
montagne più famose ed ammirate del mondo! La classica vista "da
cartolina", dai pressi del Rifugio Locatelli, con gli
impressionanti, lisci e strapiombanti versanti settentrionali lasciano
giustamente senza fiato. Si tratta in realtà di un gruppo che, seppur
compatto, mostra una sorprendente complessità ed articolazione: grazie a
questa caratteristica, le vie normali di salita, seppur comunque
impegnative, rimangono alla portata dell'alpinista medio, in cerca di
itinerari selvaggi e soddisfacenti. In particolare, la Cima Grande di
Lavaredo (la più alta ed imponente, svettante al centro del gruppo)
mostra un versante meridionale alquanto articolato e complesso, vero
"labirinto verticale" dove non poche cordate si smarriscono nel
dedalo di canali e cenge. La prima salita, ad opera del grande pioniere
Paul Grohmann con le guide Franz Innerkofler e Peter Salcher, è stata
effettuata il 21 agosto 1869 nel tempo, veramente record, di 4 ore dalla Malga
Rimbianco alla vetta: con l'itinerario da indovinare e l'intera cima
ancora inesplorata, un'impresa a dir poco eccezionale! |
| Punto di partenza |
Rifugio
Auronzo (2320 m), raggiungibile
da Misurina (14 km da Cortina d'Ampezzo, 21 km da Dobbiaco)
attraverso una strada asfaltata a pedaggio (salatissimo, 7,5 km), o con servizio di
autobus di linea (conveniente, soprattutto se non si è in molti) o,
infine, dal Lago di Antorno (1866 m), poco sopra Misurina e
lasciando l'auto al casello del pedaggio, con il sentiero 101
(h 1,15, per puristi). |
| Avvicinamento |
Dal rifugio si
prende la frequentatissima stradetta che taglia in piano sotto i versanti
Sud delle Tre Cime, diretta verso il Rifugio Lavaredo.
Giunti alla Cappella degli Alpini (h 0,15),
si prende una traccia di guerra che inizia a risalire il prato alle spalle
della chiesetta. Con numerose svolte la traccia si porta presso lo sbocco
del ripido canale detritico che sale alla stretta Forcella della
Piccola, tra la Cima Grande e la Cima Piccola. Si deve risalire
il canale fin quasi alla forcella (neve ad inizio stagione): circa 70
metri prima della forcella, a sinistra, poco oltre lo sbocco di un ripido
ed incassato canale secondario, si nota una rampa di facili rocce che
taglia in salita sotto alcuni tetti nerastri (2550 m circa, h
0,45 dal rifugio, attacco). |
| Descrizione
della via |
Di seguito
vengono numerati solo i tiri di corda di una certa difficoltà; il resto
della via, per la natura del terreno, può essere effettuata
tranquillamente in conserva.
Si attacca
la rampa, gradinata e non troppo ripida (I); alla sua sommità
si aggira uno spigoletto per comoda cengia e si entra nel canale
secondario di cui si era notato lo sbocco poco prima. Si
risale il canale per detriti e qualche facile saltino (I+),
finchè questo non risulta sbarrato da una vertiginosa paretona con tetti
giallastri. Si attacca allora la parete di sinistra, abbastanza verticale
ma ben appigliata: per una serie di cenge, cornici e facili ma esposti
saltini (II) si guadagna quota, poi si ritorna verso il fondo del
canale, qui quasi
un camino con grosso masso incastrato (chiodo a sinistra del masso).
Aggirato il masso, si prosegue per le
ultime rocce e si esce sulla strettissima Forcella della Piramide,
sulla Cresta Sud-Est, fra il corpo di Cima Grande e la triangolare
guglia chiamata, appunto, "la Piramide". Di qui si
potrebbe scendere, in breve, alla grande cengia-terrazza inferiore di Cima
Grande, come fecero Grohmann e soci: oggi si preferisce la
seguente variante, più diretta e meno faticosa, anche se un po' più
impegnativa. Dalla forcella, dunque, si attaccano le rocce di destra, si
traversa un paio di metri a sinistra e poi si tira su dritti per una
paretina esposta ma ben appigliata (III-) fino ad un terrazzino.
Un'altra breve paretina (II+) consente di raggiungere un'esile
cengia che taglia al di sotto di una fascia gialla strapiombante. Si segue
la cengia verso sinistra per un centinaio di metri (attenzione,
esposto!) fino a che questa si esaurisce presso lo sbocco di due canalini
detritici quasi paralleli, separati da uno sperone. Risalendo
l'uno o l'altro (quello di destra è più comodo) si esce sulla cengia
mediana di Cima Grande: si prosegue per roccette e detriti,
tendendo sempre verso destra (ometti, sbiaditi segni rossi) fino ad un
colletto di nuovo sulla cresta Sud-Est, caratterizzato da un paio di
caratteristici spuntoni squadrati. Dall'altra parte si inabissa un
repulsivo canalone detritico. Si attacca ora la paretina
di fronte, prima verticalmente per 3-4 metri, poi traversando a destra
per altri 10 metri (II+) fino ad incontrare un canalino roccioso
poco inclinato, che si risale facilmente (II) fino ad una
sovrastante, vasta terrazza sassosa. Oramai siamo di fronte alla nera
parete Sud, incisa a destra da un gigantesco, impressionante camino. Si
continua a salire mantenendo la base del camino come direttrice, prima per
detriti, poi per roccette facili (I+), poi per
rocce sempre articolate ma via via più verticali ed esposte (II+,
ometti, segni). Si arriva così alla base del gran caminone, dove si
trovano un palo di legno della guerra ed un solido spit: non sostare
troppo a lungo alla base del camino, pericolo di scariche! Da questo punto
la via si fa più impegnativa, e conviene proseguire con i tiri di corda:
1
- Si attacca la paretina a destra del gran caminone (all'inizio clessidra
con cordino), si prosegue poi in
diagonale sempre verso destra, per una vaga cornice, fino ad un
evidente camino formato da una scaglia staccata (fessura per friend a
sinistra, all'inizio del camino). Si risale il camino in opposizione
(faticoso, roccia umida) fino al suo sbocco superiore, presso un colletto
(II+, anello cementato).
2
- Si scala ora la parete di sinistra, verticale e molto esposta (III
continuo, 1 chiodo circa a metà), fino a sbucare su di un piccolo pulpito
(tiro chiave, punto più difficile).
3
- Si segue una cengia verso sinistra che, oltre un breve gradino, aggira
una aggettante quinta rocciosa e porta all'interno del gran caminone (I+,
sosta su alcuni cordini, attenzione alla caduta pietre dall'alto!).
4
- Dalla sosta si attacca la parete sovrastante: i primi metri sono
leggermente strapiombanti (III), poi si segue una vaga fessura (II)
fino ad uscire su
di un poggetto (anello), oramai in vista della caratteristica
cengia-collare superiore della Cima Grande.
Da questo punto si può proseguire nuovamente in conserva: seguendo una
facile cengia detritica (esposta, attenzione a smuovere pietre, queste
vanno a finire nel gran caminone, bersagliando chi sta salendo) si
raggiunge la comoda cengia-collare, percorsa da un'esile traccia di
sentiero (da destra arriva la traccia d'uscita dello "Spigolo Dibona").
Si segue l'ampia cengia verso sinistra per un centinaio di metri, passando
sotto alcuni strapiombi, poi, quando la natura del terreno lo consente, si
riattaccano le rocce superiori (ometti e segni). Si risale
prima una rampa gradinata (I+), poi un canalino verso destra
che negli ultimi metri diventa facile camino (II). Si esce su di un
pendio detritico che conduce, a destra, ad una forcellina: si scende
dall'altra parte per pochi metri traversando un franosissimo canale
(attenzione, poco sotto il canale precipita con un brusco salto!), per attaccare
un caminetto di tre metri (II+) che più sopra diventa canalino
e conduce alle ultime rocce della cresta. A questo punto, per una elementare
traccia nei detriti, si risalgono gli ultimi agognati metri che
portano ai grandi massi di vetta sulla Cima Grande di Lavaredo
(2999 m, h 3,30 dall'attacco).
Ambiente veramente unico!
Discesa: è lunga e complicata. Si scende lungo
l'itinerario di salita fino al sommo del caminetto di 3 metri: con una doppia
di 10 metri (ancoraggio sulla roccia a destra scendendo) si giunge al
franoso canale. Si prosegue poi scendendo facilmente fino alla
cengia-collare: la si segue a ritroso, si supera il punto in cui la si è
incontrata in salita e si raggiunge uno speroncino poco oltre, dove sono
gli ancoraggi per la doppia (catena). Con una doppia di 30 metri circa
si arriva alla sosta dentro il gran caminone. Da qui, con un'altra calata
di 50 metri attrezzata all'interno del gran caminone (cordino
arancione e due chiodi) si giunge alla sua base, dal palo di legno della
guerra (gli ultimi 10 metri di calata sono nel vuoto). Un'altra doppia
di 50 metri, sfruttando lo spit, deposita sul bordo superiore della
vasta terrazza sassosa alla base della parete Sud. Si scende per roccette
e detriti fino al suo margine inferiore, dove un'altra doppia
attrezzata di 15 metri circa consente di toccare l'intaglio con i due
spuntoni squadrati. Si continua a scendere per detriti instabili e rocce
facili, si scende uno dei due canalini sottostanti e si giunge
all'imbocco, verso sinistra, della esile cengia della variante. Poco sotto
lo sbocco dei canalini (ometti), presso un masso staccato, c'è un altro
ancoraggio: una calata di 20 metri in un umido camino deposita
sulla cengia-terrazza inferiore. Seguendo una marcata traccia verso
sinistra, si risale in 5 minuti alla stretta Forcella della Piramide.
Si scende con molta attenzione per cenge e cornici fino all'altezza del
masso incastrato: qui si trova il successivo ancoraggio per la doppia. Con
due calate da 50 metri (dopo la prima calata si trova un altro
ancoraggio, presso un piccolo caminetto al centro del canale principale)
si giunge al punto dove abbandonare il canale. Aggirato per cengia lo
spigoletto, si discende la facile rampa iniziale e si ritorna all'attacco
(h 3,00 circa dalla cima). Di qui
nuovamente al rifugio in h 0,30. |
| Tempo totale |
h
8,00 circa |
| Difficoltà |
AD,
quasi tutto I-II grado con un tiro di III grado esposto |
| Dislivello |
700
m circa, di cui 500 di arrampicata |
| Attrezzatura |
due
mezze corde da 50 m, nuts e friends, casco |
| Ultimo sopralluogo |
giugno
2007 |
| Commenti |
Periodo consigliato: giugno -
settembre
Salita veramente fantastica,
molto impegnativa e complicata. Le difficoltà tecniche sono contenute, ma
va tenuto presente il terreno, l'esposizione e l'orientamento, tutt'altro
che facile: ometti ce ne sono molti, forse anche troppi, e a volte possono
fuorviare. Meglio affidarsi ai segni rossi, sbiaditi ma ancora visibili
lungo tutto il percorso. Attenzione alle scariche di sassi, specie nel
tratto chiave. Un'ascensione che lascia sicuramente il segno ... |
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