Cima di Pape 2503 m   

Home Catinaccio Marmolada Sassolungo e Sella Latemar Pelmo e Civetta Croda da Lago e Nuvolau Tofane Antelao Sorapiss e Marmarole Dolomiti di Sesto Fanes Sennes Braies Puez - Odle Lagorai - Cima d'Asta Col di Lana Gruppo di Bocche Pale di San Martino Gruppo del Cristallo Dolomiti d'Oltre Piave Vette Feltrine e Monti del Sole Bosconero - San Sebastiano

N.B.: ITINERARIO E RELAZIONE A CURA DI ANNA PIERMARTINI 

CARTINA CONSIGLIATA: Tabacco 1:25.000, FOGLIO 022

FOTOPERCORSO

Punto di partenza Da Cencenighe Agordino si sale per la stretta e ripida stradina che con numerosi tornanti porta ai minuscoli abitati di Martìn e quindi di Bogo (1194 m) dove si lascia l’auto (piccola area parcheggio alla fine della strada).
Descrizione

Subito una tabella indica di addentrarsi tra le case mentre alta e lontana in maniera scoraggiante già si vede la di vetta della Cima Pape. Si passa una casa con un lavatoio e un’altra (bellissima!) con la facciata ornata da una meridiana e, oltre un piccolo slargo, si prende il viottolo in salita che esce dal piccolo gruppo di case. Ci si incammina tra erbe alte per quella che doveva essere una vecchia mulattiera fino a sbucare presso le case di Cioìs, gruppo di vecchi tabià ora parzialmente riconvertiti in abitazioni. Nei pressi di un curioso crocefisso la vecchia mulattiera va ad intercettare la strada inghiaiata (proveniente dal parcheggio ove abbiamo lasciato l’auto); sulla destra vi è l’indicazione per la locale palestra di roccia, mentre occorre invece proseguire a sinistra, entro il bosco, per buona strada sterrata. Poco dopo avere trascurato una traccia che si stacca sulla sinistra, si oltrepassa il bivio (segnalato) per casera Campedel; e, mentre la mulattiera si trasforma in buon sentiero, si prosegue tenendo d’occhio nel pressi di qualche bivio gli sbiaditi segni rossi ancora visibili. L’ambiente è bello e riposante e in qualche momento il diradarsi del bosco consente bellissime vedute sulla vallata di Alleghe sovrastata dalla possente mole della Civetta e incorniciata in fondo dalle caratteristiche guglie della Croda da Lago. Dopo avere superato un baito diroccato (Cason – 1608 m) la traccia comincia a farsi incerta e a tratti rischia di perdersi nell’erba alta; dopo pochi metri si giunge e si supera un ulteriore deviazione per Casera Campedel mentre l’esile traccia comincia a traversare in costa diretta al dosso erboso detto Col del Pez. Il sentiero qui è veramente stretto, poco mantenuto e, talvolta, anche abbastanza esposto; comunque sia, anche se seminascosta dalla vegetazione qui davvero rigogliosa, non si corre mai davvero il rischio di smarrire la traccia. Dopo avere attraversato un canalone ingombro di neve e di sfasciumi, il sentiero prende a salire con decisione (anche troppa!) fino a raggiungere i 1838 m del Col del Pez. Da qui si cambia versante e cambia anche la vegetazione, mentre si aprono nuovi scorci panoramici specialmente verso le Pale di San Lucano, fino ad ora rimaste nascoste. Dal colle, subito la traccia non è visibile, ma occorre piegare a destra  mantenendosi sul margine del promontorio e, oltre una macchia di rododendri, la si ritrova ben presto; davanti, ma ancora lontane, compaiono le verdeggianti balze che precedono la Cima Pape. Si prosegue fino ad un bivio segnalato (con il solo n° del sentiero, non con la destinazione!) diretto ai baiti della verdissima e idilliaca Forcella Campigol: superatolo, si prosegue ancora diritti inoltrandosi tra la vegetazione e i cespugli e continuando ancora la salita fino a che non si esce sui bei prati che precedono i ruderi della Malga Rudelefin alta (2104 m) posta in una posizione panoramicamente incredibile e alle spalle della quale emerge il dentellato profilo delle diverse elevazioni della Cima Pape. Nei pressi della ex baita, tabelle segnaletiche (sempre col solo n° di sentiero) invitano a proseguire verso l’alto ove si indovina l’imbocco di una superiore conca prativa. Rinvenuta la traccia, qui nuovamente un poco labile, si è in breve nel verdissimo catino glaciale che giace poco sopra i ruderi della malga. Si prosegue dritto fino alle non evidentissime tabelle in legno poste sotto un grosso masso: a sinistra per Forcella Pape e a destra per la Cima. Il percorso, ora segnalato da paline, risale la conca e arriva sul suo bordo superiore dominandola dall’alto; oltre la Forcella Pape fa capolino, riconoscibilissimo, l’Agner che spicca tra le altre cime delle Pale di San Martino. Ora la croce di vetta è bene in vista e per raggiungerla occorre risalire abbastanza faticosamente per ripidissimi prati facendo attenzione ai punti dove affiorano insidiose roccette parecchio scivolose e, per la loro particolare conformazione geologica, particolarmente inclini ai distacchi. Dopo avere superato in successione un paio di erbose ed aeree crestine che si affacciano sul vertiginoso baratro sottostante, si è finalmente al traliccio metallico della grande croce di vetta (2500 m), posta in realtà su una più visibile anticima. Con pochi ulteriori passi si guadagna la cima principale di pochi metri più alta (2503 m). Il panorama è sensazionale, come incredibile è il profondo baratro che precipita verso la sottostante Valle di Garès; seduti sulla cima e confidando nel bel tempo (cosa rara sulle Pale!) comunque si può fare esercizio di geografia giacchè la vista spazia davvero in ogni dove. Dal Passo di Valles, al San Pellegrino, alla Cresta di Costabella e di Cima Uomo, alla Marmolada e le Cime dell’Auta da un lato, Civetta e Moiazza dall’altro, vicinissime le Pale e in lontananza Croda da Lago, Tofane Tre Cime di Lavaredo e altro ancora. Per la discesa, si torna ai ruderi della Malga Rudelefin e ancora al bivio posto nelle vicinanze del Col del Pez prendendo però la traccia che scende di nuovo sul versante nord diretta ai bellissimi prati e alle malghe della Forcella di Campigol. Si scende dapprima con decisione poi, attraversato un canale con una presa d’acqua per i vicini baiti si comincia a traversare in costa con modesti saliscendi; si supera un bivio (a destra) che consente di abbreviare il percorso ricongiungendosi alla traccia di salita nei pressi del primo baito incontrato, e si giunge ad un piccolo baitino (Le Buse) parzialmente aperto con fontana, tavolo e focolare. Invitante e panoramicissima, una panchina invita alla sosta. Proseguendo, con qualche altro saliscendi, si arriva in breve alla Forcella Campigol (1936 m); luogo idilliaco e verdissimo ove trovano posto alcuni baiti severamente sovrastati dallo slanciato profilo della Cima Pape (che da qui sembra davvero lontanissima e imprendibile!). Nel prato la traccia scompare e occorre salire nei pressi del baito posto più in alto, dove si scorge un provvidenziale ometto prima e un segno bianco-rosso poi. Salendo ancora poco si arriva all’orlo del campigolo stesso e, oltre uno steccato/parapetto, per traccia ora ottima e ben marcata, ci si cala nel bosco sottostante. Attraversando un ambiente dolce e riposante tanto da sembrare un giardino si giunge prima ad un bivio che cala a Canale d’Agordo e quindi alla Casera Campedel (1818 m), rustico ricovero dotato di tavolo e focolare. Si scende ancora, sempre in mezzo ad un bosco davvero da fiaba, fino a ricongiungersi colla mulattiera principale poco prima dei tabià di Cioìs. Da qui, in breve, nuovamente al punto di partenza.

Tempo totale h 7,00 circa 
Difficoltà EE allenati
Dislivello 1400 m circa
Ultimo sopralluogo giugno 2007
Commenti

Itinerario abbastanza lungo e un poco faticoso, in un ambiente selvaggio e non troppo frequentato, su sentieri a tratti un po' esposti e parzialmente nascosti dalla vegetazione.