Bric Pianarella - via "Vaccari"   

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CHI C'ERA: GABRIELE, NELLO, DANILO ED ANDREA (CIOE' IO!)

Storia Alpinistica Il Bric Pianarella (363 m) è un altopiano boscoso sul lato sinistro idrografico della Valle dell'Aquila, lungo il crinale che da Monte Cucco si va a spegnere sopra le case di Finale Ligure. E' sicuramente la struttura rocciosa più conosciuta del comprensorio finalese, perchè se da quasi tutti i versanti digrada con selvaggi ed intricati pendii boscosi di nessun interesse, verso Ovest presenta la più alta e continua paretona della zona, più di 150 metri di roccia stupenda dove sono tracciate moltissime vie, per lo più di difficoltà elevate. L'ambiente è spettacolare, la scelta svariata, i passaggi sempre aerei e mai banali ... Insomma, il terreno ideale per gli appassionati dell'arrampicata! La "Vaccari" (E. e G. L. Vaccari, 10 dicembre 1972) è la prima via della parete, ed è quindi considerata un po' la "classica" di Pianarella. Ma è comunque una via molto impegnativa, specie nel tratto superiore, con passaggi espostissimi e di elevata difficoltà. Si sviluppa proprio al centro della parete, fra le due grandi erosioni gialle: osservata dal basso, sembra impossibile riuscire a passare, e invece ... 
Punto di partenza Final Borgo, da dove si prende la strada diretta a Feglino. Circa un centinaio di metri prima del bivio per Orco, si incontra una cappelletta sulla destra (a sinistra ponte per l'Agriturismo "Cà di Alice"). Si parcheggia l'auto in alcuni spiazzi ai lati della strada. 
Avvicinamento Si prende il sentiero che parte proprio di fronte alla cappelletta e che inizia a salire nel fitto bosco: con una serie di tornanti si guadagna in fretta quota, e presto si giunge in vista delle prime rocce del Paretone. Trascurata a sinistra la prosecuzione del sentiero versol'attacco de "L'autunno dei Mohicani" e della Fivy e la cima del Bric Pianarella, si prende quella traccia a destra che rasenta la parete: sceso uno scomodo gradinetto terroso, si trascura l'attacco originale della "Vaccari", poco sicuro per via di una recente frana, e si scende qualche metro fino ad un terrazzino dov'è l'attacco della "Gianni Pajer" (h 0,15, scritta "PAJER" sulla roccia, attacco). 
Descrizione della via Si possono contare 12 tiri di corda:

1 – (in comune con la "Pajer") si sale una placca, poi un gradino un po' ostico, poi una nuova placca fino ad un pianerottolo con vegetazione; si supera un duro ma breve gradino, poi si rimonta una fessura a sx con spostamento nella parte alta, infine placca-canale verso dx, sosta su 2 spit (6a);

2 – sentiero: si traversa a dx fino ad un ripiano con alberi (sosta su albero);

3 – Si rimonta un fessurino gradinato (1 solo spit) con magnifica roccia erosa. Sosta alla base di una piccola erosione gialla (4a);

4 – A sinistra dell'erosione, si attacca un breve diedro liscio (5c), poi si sale una lunga fessura a dx con uscita in leggero strapiombo (6a), sosta su comodo pulpito (2 spit);

5 – Si esce a dx e si risale un corto diedrino con lama sul fondo (3b), poi placca vegetale (facile ma fastidioso). Sosta alla base di una bella parete arancione (sosta in comune con la "Calcagni");

6 – Si traversa in grande esposizione a sx (nessuno spit nella prima parte!) fino ad incontrare i fittoni della "Pajer". Si trascurano questi (che vanno direttamente verso l’alto) per proseguire in traverso, con un tratto molto delicato in cui bisogna scendere un metro. Si sale poi direttamente una placca, di nuovo verso dx, fino ai due spit di sosta in una scomoda nicchia (5b);

7 – Si esce dalla nicchia verso dx, si sale su placca delicata fino alla base di un piccolo strapiombo, dove si ritorna in comune col tracciato della "Pajer". Si supera lo strapiombo (5a) e poi, oltre un gradino, si arriva in un ampio grottino (cordoni e clessidre di sosta);

8 – Si esce dalla grotta a sx, in esposizione massima, e si risale un poco accentuato diedro in piena parete, liscio e verticale (6b/A0). Si devia poi leggermente a sx, per poi seguire una placca più facile (5c) che guida, di nuovo verso dx, alla sosta (2 spit, alberello);

9 – Si risale un evidente diedro, liscio e molto impegnativo (6a+/A0). Circa a metà conviene assicurarsi con un cordino in una bella clessidra, perché la chiodatura è particolarmente lunga. L’uscita del diedro è su una placca liscia e delicata, che porta alla scomoda sosta (2 spit);

10 – Si traversa su placche delicatissime verso sx, sempre in massima esposizione (6a), fin sotto uno strapiombo nerastro veramente ostico, che può richiedere l’ausilio di una staffa (6b/A1). Per una placchetta si raggiungono i 2 spit della sosta, veramente aerea;

11 – Si sale per magnifica placca in diagonale verso sx (5b), poi si supera un breve passaggio impegnativo su una paretina (6a) e si prosegue sempre su placche fino alla sosta (catena);

12 – Si sale direttamente per una serie di placche e paretine a buchi e, con magnifica arrampicata (4b), si esce sull’altipiano sommitale.

Discesa: si risale senza percorso obbligato il bel bosco, fitto e molto pittoresco. Quando si incontra un evidente sentiero, lo si segue verso sinistra per un buon tratto in moderata discesa, fino ad incontrare un grosso ometto di sassi presso un bivio che invita a scendere a sinistra. Con discesa più ripida, si segue il ben marcato sentiero fino a ritrovare le tracce dell'andata, che riportano alla cappelletta (h 0,15 dalla cima).

Tempo totale h 5,00 circa
Difficoltà TD/TD+, passaggi di 6b/A1
Dislivello 250 m di sviluppo
Attrezzatura corda da 70 metri, 15 rinvii, numerosi cordini, eventualmente qualche friend e nut
Ultimo sopralluogo novembre 2007
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Periodo consigliato: tutto l'anno

Via eccezionale, di quelle che si ricorderanno per un pezzo! Difficoltà molto elevate, ambiente spettacolare ed espostissimo, passaggi aerei ed eleganti ... Una classica delle classiche, assolutamente da non perdere!