Bric Pianarella - Via Lunga   

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CHI C'ERA: MANU, FLAVIO, DANILO ED ANDREA (CIOE' IO!)

Storia Alpinistica Il Bric Pianarella (363 m) è un altopiano boscoso sul lato sinistro idrografico della Valle dell'Aquila, lungo il crinale che da Monte Cucco si va a spegnere sopra le case di Finale Ligure. E' sicuramente la struttura rocciosa più conosciuta del comprensorio finalese, perchè se da quasi tutti i versanti digrada con selvaggi ed intricati pendii boscosi di nessun interesse, verso Ovest presenta la più alta e continua paretona della zona, più di 150 metri di roccia stupenda dove sono tracciate moltissime vie, per lo più di difficoltà elevate. L'ambiente è spettacolare, la scelta svariata, i passaggi sempre aerei e mai banali ... Insomma, il terreno ideale per gli appassionati dell'arrampicata! La "Via Lunga" (G.C. Croci, G. Ghiglione, A. Grillo e V. Simonetti, ottobre 1974) si svolge nel settore centrale della parete, che è un po' meno continuo e spettacolare di quello settentrionale, a tratti disturbato dalla vegetazione, Risulta però più appartato e solitario, e se non presenta, se non alla fine, l'esposizione delle vie calssiche del Paretone, la Via Lunga ha comunque titolo per essere annoverata fra le più interessanti e meritevoli vie del Finalese. 
Punto di partenza Final Borgo, da dove si prende la strada diretta a Feglino. Circa un centinaio di metri prima del bivio per Orco, si incontra una cappelletta sulla destra (a sinistra ponte per l'Agriturismo "Cà di Alice"). Si parcheggia l'auto in alcuni spiazzi ai lati della strada. 
Avvicinamento Si prende il sentiero che parte proprio di fronte alla cappelletta e che inizia a salire nel fitto bosco: con una serie di tornanti si guadagna in fretta quota, e presto si giunge in vista delle prime rocce del Paretone. Trascurata a sinistra la prosecuzione del sentiero verso l'attacco de "L'autunno dei Mohicani" e della Fivy e la cima del Bric Pianarella, si prende quella traccia a destra che rasenta la parete: sceso uno scomodo gradinetto terroso, si trascura l'attacco originale della "Vaccari", poco sicuro per via di una recente frana, e si scende qualche metro fino ad un terrazzino dov'è l'attacco della "Gianni Pajer" (h 0,15, scritta "PAJER" sulla roccia, attacco della Vaccari). Si continua a scendere rasentando le rocce, e si giunge ad un altro piccolo ripiano, dove attaccano "Joe Falchetto" e "L'Amicizia". Si prosegue per una malagevole traccia fra gli arbusti che, proprio di fronte, aggira per una cengia terrosa la base dei torrioni dei "Missili" e poi risale dall'altra parte per l'ertissimo bosco. Dopo un po' si prende una traccia a sinistra, che taglia in piano il pendio, aggira uno speroncino e poi sale ripida (scivoloso) fino alla base di una specie di caminetto ostruito da alcuni massi, delimitato a destra da uno speroncino di roccia (h 0,30, attacco).
Descrizione della via Si possono contare 7 tiri di corda:

1 – Ci si porta in corrispondenza del filo dello speronicno a destra, che si risale per una serie di facili placchette abbattute (3c). Si percorre poi qualche metro di sentiero e si sosta presso alcuni alberelli, alla base di una paretina leggermente strapiombante;

2 – Si attacca la paretina a sinistra, superando il leggero strapiombo iniziale (5c). Si prosegue più facilmente per una serie di placche piuttosto lisce (5b) fino ad un pianerottolo: si supera un altro brevissimo gradino e, per un breve tratto di vegetazione, si giunge alla base di una placca liscia e verticale. Si risale la placca, molto tecnica, in aderenza (5c continuo) fino ad un nuovo ripiano dove si sosta (alberi);

3 – Si traversa alla base di una fascia strapiombante verso sinistra, poi si segue un canale/camino che porta su di un nuovo ripiano con vegetazione (4b, alberelli); 

4 – Si attacca il fronteggiante speroncino roccioso, facile ma da affrontare con attenzione per via delle protezioni molto distanti (4c) e dei passaggi sporchi di terriccio. Giunti su una spalla, si monta su un grosso masso a sinistra e si attacca una placca inclinata che poco più in alto diventa diedro svasato (5c): oltre questo tecnico passaggio, un tratto di terriccio ripidissimo costringe a grande attenzione per evitare di scivolare e di scaricare sui compagni sottostanti. Sosta alla base di un antro giallo caratteristico (3 spit);

5 – Si attacca un diedro verticale a destra sfruttando la fessura sul suo fondo (5c), poi si traversa espostamente a destra e su dritti, per una serie di risalti più abbattuti (5a) fino ad un comodo ripiano alla base di una fascia strapiombante (spit di sosta);

A questo punto sono possibili diverse varianti di uscita: oltre alla Via Originale (più facile) ci sono la Variante di Sinistra e quella di Destra. Noi abbiamo seguita la Variante di Sinistra:

6 – Si prosegue per comoda cengia a destra per alcuni metri, fino alla base di un muro verticale dove sono evidenti gli spit. Si sale direttamente il muro, con difficoltà piuttosto omogenee di 6a+. Gli ultimi metri sono leggermente più facili, e consentono di raggiungere un ripiano roccioso con splendida vista a volo d'uccello sulla zona circostante (spit di sosta).

7 – Trascurando verso destra un vecchio chiodo (è la già citata "Variante di Destra"), si traversa in grande esposizione verso sinistra fino ad un aereo spigolo, da dove si sale dritti (6a) per una serie di placche lisce fino alle ultime rocce che immettono sul boscoso plateau sommitale (sosta su alberi).

Discesa: si risale senza percorso obbligato il bel bosco, fitto e molto pittoresco. Quando si incontra un evidente sentiero, lo si segue verso sinistra per un buon tratto in moderata discesa, fino ad incontrare un grosso ometto di sassi presso un bivio che invita a scendere a sinistra. Con discesa più ripida, si segue il ben marcato sentiero fino a ritrovare le tracce dell'andata, che riportano alla cappelletta (h 0,20 dalla cima).

Tempo totale h 3,30 - 4,00
Difficoltà TD, 6a+ max/5c obbl.
Dislivello 240 m di sviluppo circa
Attrezzatura 12 rinvii, un po' di cordini, corda da 70 m, casco
Ultimo sopralluogo gennaio 2008
Commenti

Periodo consigliato: tutto l'anno

Bella salita, in ambiente solitario e spettacolare. Non ci sono le erosioni e le esposizioni delle vie più classiche del Paretone, ma la roccia stupenda ed i passaggi comunque quasi mai banali (anche se a volte un po' disturbati dalla vegetazione) la rendono una tappa fondamentale per chi vuole approcciarsi a Pianarella. Informarsi circa eventuali divieti temporanei di arrampicata (zona di riproduzione dei rapaci).