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| N.B.:
ITINERARIO E RELAZIONE A CURA DI ANNA PIERMARTINI |
CARTINA
CONSIGLIATA: Tabacco 1:25.000, FOGLIO 022 |
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FOTOPERCORSO |
| Punto
di partenza |
Taibòn
Agordino (660 m) raggiungibile da Cencenighe deviando a destra
poco prima di entrare nell’abitato di Agordo e seguendo le
indicazioni per la Valle di San Lucano. Seguendo le indicazioni
turistiche per la Valle di San Lucano, si superano i piccoli
abitati di Villanova e Forno di Val fino a che, nei pressi
di una fontana posta sul lato destro della strada, conviene lasciare l’auto. |
| Descrizione |
Non ci sono indicazioni o segnavia, ma bisogna
imboccare una sterrata che conduce alla vicina cava, ove si rinvengono i
primi segni bianco-rossi. Si segue inizialmente la carrareccia fino a che
(segno) non si incrocia, sulla sinistra, lo stacco di una traccia che si
inoltra nella vegetazione; si imbocca il bel sentierino che, con pendenza
moderata, comincia a salire nel bel bosco misto di conifere e latifoglie.
Non si trovano indicazioni di sorta, ma la traccia è buona e di tanto in
tanto un segnavia (rinfrescato di recente) rassicura sul fatto di essere
sulla strada giusta. Giunti ad un piccolo pulpito ben affacciato sulla
vallata sottostante e sulle altissime pareti del Monte Agner, il
sentiero comincia ad "impennarsi" sensibilmente; prima
attraverso una colata di grossi massi e poi nuovamente nel bosco, la
traccia sale ripidissima senza mai concedere tregua fino a che, con
progressivi spostamenti verso sinistra, si guadagna una piccola selletta
appena sottostante la guglia detta I
Piloi (1400 m – h 2,00
circa). Da qui occorre attraversare
fino a raggiungere il profondo intaglio del Boràl della Besàusega
ma, poiché il pendio è spesso roccioso e sempre e comunque ripidissimo,
la traccia prosegue con saliscendi (tutti rigorosamente sub-verticali)
alternati a tratti in piano che seguono cenge erbose (spesso esposte),
fino a guadagnare l’ingresso del profondo orrido del Boràl della Besàusega
(h 1,30 circa). Sebbene non vi siamo
difficoltà di sorta, questo è forse il tratto più delicato dell’intero
percorso, tratto che è assolutamente da sconsigliare in caso di pioggia o
con terreno scivoloso. Arrivati dunque sul fondo del canalone,
se ne comincia la risalita procedendo un poco per traccia e un poco su
grossi massi, mentre la pendenza si mantiene su livelli un poco più
umani; l’ambiente è cupo e impressionante e si cammina sovrastati da
incredibili e sterminate pareti di roccia. Guadagnando quota, si giunge
sotto un enorme masso, che si risale con l’ausilio di funi metalliche e
di qualche piolo, fino a che la traccia non devia decisamente a destra
uscendo definitivamente dal Boràl della Besàusega (h
0,30 circa). Abbandonato il canale, la ripidezza aumenta di
nuovo e il sentierino comincia ad inerpicarsi su ripide pareti erbose; si
sale con
fatica (e attaccandosi ai mughi!) per traccia e qualche facile
roccetta fino a guadagnare la sommità del primo dosso (1800 m circa). Da
qui, sulla sinistra, appare invitante la visione di una idilliaca selletta
erbosa cui la traccia, che ora procede con pendenza più moderata e con
qualche lieve saliscendi, pare puntare. Ma si tratta solo di un crudele
equivoco, poiché in realtà il percorso prosegue inesorabile verso l’alto
fino a portarsi sotto un saltino erboso nei pressi di un larice solitario.
Si sale un canale terroso (eventualmente facendo Tarzan attaccati ad un
provvidenziale abete nato nelle vicinanze!) e si supera qualche facile
salto di roccia fino a guadagnare l’orlo del terrazzamento soprastante;
da qui, di nuovo per buona traccia e con pendenza moderata, si prosegue
fino a portarsi a fianco di una incombente paretina di roccia. Le si
cammina accosti, mentre i panorami cominciano a farsi sempre
più ampi, risalendo poi il breve
pendio erboso per dirigersi quindi verso due canalini rocciosi
posti sul fondo, e che paiono sbarrare la strada verso il "gradone"
successivo. Si risale quello di destra aiutati dalle recenti corde
fisse e, nuovamente per buona traccia, si giunge finalmente sulla piatta e
ampia cima della Prima Pala di San Lucano (2221 m – h
2,00). Il panorama è davvero grandioso e la vista è libera di
spaziare a 360 gradi dai vicinissimi e imponenti Civetta,
Moiazza
e Agner
fino alle più lontane
cime dolomitiche; bellissimo davvero! Come molto carino è anche
il piccolo e confortevole Bivacco
Bedin (9 posti letto, serbatoio di acqua piovana e ... ottimi
tramonti (tramonti,
tramonti,
tramonti)
che si raggiunge in breve dopo avere guadagnato l’ampio pianoro erboso
che costituisce la cima della Prima Pala di San Lucano. Dal Bivacco
Bedin, vicina e facilmente raggiungibile, è l’elevazione detta Le
Cime (2296 m – h 0,30
circa); scesi un poco lungo il sentiero che porta alla Forcella della
Besàusega, lo si abbandona e si ricomincia a risalire il pendio
erboso rinvenendo una magra traccetta che il breve porta sulla piccola ma
molto panoramica cima. Sempre facendo capo al bivacco, è possibile salire
(pare abbastanza facilmente) verso le Cime d’Ambrusogn, ben
visibili dalla vetta
de Le Cime. Ritornati comunque sulla traccia segnata, si
percorre il sentiero un poco esposto che conduce alla bella Forcella
della Besàusega, posta tra El Mul e le Cime d’Ambrusogn.
Il panorama è sempre vasto, e la vista spazia sia verso gli erbosi
e riposanti rilievi di Cima Pape sia verso "le
insondabili profondità e i misteriosi abissi" del Boràl
della Besàusega. Dalla forcella, volendo, vi è la
possibilità di salire (ometti, passaggi di I° grado pare) sia sulla Seconda
Pala che sul Monte San Lucano. Proseguendo nella traversata,
occorre raggiungere l’ampia insellatura di Forcella Gardès; si
scende dunque sul sentiero diretto alla Malga d’Ambrusogn (1700
m) fino a che, passando su un piccolo pulpito erboso, non si nota, sul
prato sulla sinistra del sentiero stesso, un poco evidente ometto. Quest’ultimo
segnala la possibilità di evitare la perdita quota della discesa fino
alla malga traversando appena sotto le Coste di San Lucano
direttamente fino alla Forcella Gardès (1998 m). La traccia è
però, specie nella prima parte, quasi totalmente assente, come molto
scarsi sono anche gli ometti presenti lungo il percorso; in compenso l’ambiente
è molto bello, e la direzione sempre bene evidente. Abbandonato dunque il
sentiero segnato, ci si cala per prati fino ad una zona con grossi massi;
si scende ancora cercando le scarse tracce di passaggio sul terreno e
piegando verso sinistra mentre di tanto in tanto si rinviene qualche
ometto. Oltre una valletta detritica, la traccia migliora e aumentano
anche gli ometti; cominciano lievi saliscendi e, traversata una placconata
rocciosa e superato un ultimo dosso erboso, si è con breve
discesa alla bella Forcella Gardès (1998 m – h
1,30 circa) splendidamente aperta sia verso le principali
cime delle Pale di San Martino sia verso la vallata
di Cencenighe e Alleghe. Riguadagnata dunque la
traccia segnata, si scende dolcemente per i bei prati della Valle di
Gardès; si supera una presa dell’acquedotto (oltre cui stacca sulla
sinistra la traccetta diretta verso il Pizet) e continuando a
scendere si giunge alla Casera Gardès (1774 m –
possibilità di ricovero, focolare e acqua). Dalla casera, il sentiero si
trasforma in mulattiera e, poco dopo, abbandona i verdissimi
prati della valle per immettersi nel bel bosco di conifere;
scendendo ora con maggiore decisione, in circa h
1,00 si raggiunge la mulattiera diretta alla Baita Malgonera
(tabelle). Si imbocca la sterrata, scomodissima dopo il bel sentiero dal
morbido fondo in aghi di pino, e perdendo quota abbastanza rapidamente si
arriva al ponte sul Rio Bordina oltre cui si trova la carrareccia
in ghiaia proveniente da Col di Prà (1150 m – h
0,45 circa). Si segue per un poco la carrareccia fino a che,
oltre una panoramicissima
baita (privata) posta sulla destra occorre imboccare un sentierino
che, scendendo comodamente nel bosco, consente di risparmiare tempo e di
uscire infine presso gli ultimi tornanti oltre l’abitato, ove ricomincia
l’asfalto e ove è nuovamente consentito il transito degli autoveicoli. |
| Tempo totale |
h
6,30 + 5,00 circa |
| Difficoltà |
EE
super allenati |
| Dislivello |
1800
+ 300 m circa |
| Ultimo sopralluogo |
settembre
2007 |
| Commenti |
Periodo consigliato: giugno
– ottobre
Bellissima escursione attraverso luoghi
bellissimi e insospettabilmente poco frequentati (ad esclusione del
Bivacco Bedin). Lunga e faticosa la salita al Bivacco Bedin attraverso il
Boràl della Besàusega (recentemente ridisegnato ed attrezzato),
rilassante la discesa attraverso la Val di Gardès. Dal Bivacco ottime
possibilità di visitare le cime circostanti. |
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