Baiarda - Via Classica del Gran Diedro   

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CHI C'ERA: PAOLO (MULLAH), ANDREA D., FLAVIO ED ANDREA C. (CIOE' IO!)

Storia Alpinistica La scura cresta ofiolitica della Baiarda sorge al centro di un caratteristico complesso roccioso nell'immediato entroterra di Genova Voltri. Con la fronteggiante cresta della Punta Martin ha costituito, per interi decenni, la più frequentata palestra di roccia dei genovesi, prima della "scoperta" dei calcari di Finale. Per questo motivo sulle sue pareti, a picco sul selvaggio Vallone della Baiardetta, sono stati tracciati nel corso degli anni innumerevoli itinerari di ogni difficoltà: itinerari che, piuttosto recentemente, sono stati "riscoperti", valorizzati e, nella maggior parte dei casi, attrezzati con spit o resinati. Nonostante ciò, alla Baiarda si respira ancora un'atmosfera "anni '30" molto piacevole: tanto più che, forse per l'esposizione non proprio ottimale o per l'accesso comunque non immediato, la frequentazione rimane entro livelli più che accettabili e non capita mai di fare code! Questa "Via classica" (non è una denominazione ufficiale, ma descrive l'itinerario in modo appropriato), concatena i più famosi passaggi del "Bastione del Gran Diedro", poderoso pilastro appoggiato alla massiccia Cima di Pietralunga: la Placca di Ubaldo, lo Sperone delle Clessidre, il Diedro del Tranviere, la Via dei Camini e, per finire, il Diedro Gozzini, spettacolare formazione rocciosa che conduce direttamente in vetta al Bastione.   
Punto di partenza Acquasanta (154 m), raggiungibile dall'uscita di Genova Voltri della A10 Genova-Ventimiglia risalendo la Val Leira per circa 2 km e prendendo poi la diramazione che risale la Val di Acquasanta fino al paese. Abbandonata la carrozzabile per il Passo del Turchino, si sale per alcuni tornanti alla piccola piazza di fronte alla stazione ferroviaria (212 m, parcheggio). 
Avvicinamento Si entra nella stazione ferroviaria e si segue il marciapiede verso sinistra per alcune centinaia di metri, fino all'altezza di un passaggio a livello pedonale; si attraversano quindi i binari e, dall'altra parte, si imbocca una mulattiera che risale il pendio boscoso con alcuni comodi tornanti. Si raggiunge così una piccola conca erbosa, con alcune case isolate. Oltrepassato un cancello semi divelto, si fiancheggia ancora una grande casa abbandonata e, per bei prati, si scende ad imboccare il selvaggio Vallone della Baiardetta, racchiuso fra gli aspri contrafforti di Punta Martin - Monte Penello e la scura Cresta della Baiarda. Il largo sentiero prosegue per un po' quasi pianeggiante fino in località Gazeu (292 m, h 0,25), dove dei cartelli segnalano un bivio. Abbandonato il tracciato principale, che di lì a poco attraversa il Rio della Baiardetta diretto a Punta Martin per la cresta SO, si prende il sentiero di destra, che sale ripido lungo le pietraie alla base della Baiarda. Guadagnata quota, la traccia traversa in leggera salita verso sinistra per andare a raggiungere, molto più a monte, nuovamente il Rio della Baiardetta, oltre un tratto dirupato del suo alveo. Seguendo il rio per un tratto (ometti), si supera il ben riconoscibile Masso del Ferrante (452 m, h 0,50) e, per tracce un po' meno marcate, si giunge ad un nuovo cartello, che indica un sentiero a destra (classificato per Escursionisti Esperti) diretto alla Cappella della Baiarda. Trascurati gli ometti che invitano a proseguire lungo il letto del torrente (vedi anche itinerario Punta Martin - Cresta Federici), si prende il sentierino che inizia a risalire con decisione i ripidissimi pendii erbosi e detritici alla base del Bastione del Gran Diedro. Raggiunto un minuscolo pianerottolo detritico, prima di un paio di gradini in legno del sentiero, si devia a destra per una traccia che si porta presto alla base di una bella placca quasi verticale (h 1,00 da Acquasanta, attacco). 
Descrizione della via Si possono contare 9 tiri di corda:

1 - Si attacca la bella placca ("Placca di Ubaldo") seguendo uno dei due itinerari attrezzati con spit: nonostante la quasi verticalità, le numerose fessure orizzontali consentono di salire piuttosto facilmente (III). All'uscita sul ripiano superiore, si trovano 2 spit di sosta all'estremità destra della placca (faccia a monte);

2 - Si segue una comoda cengia erbosa verso sinistra (sentiero), che supera un roccione e scende poi leggermente fino alla base di un marcato sperone nerastro (2 spit di sosta alla base dello sperone, tiro da effettuare in conserva);

3 - Si sale lo sperone ("Sperone delle Clessidre"), all'inizio facilmente, poi per una leggera spanciatura (III+). Oltre un tratto più facile, si supera un'altra leggera "pancia", poi lungo una fessura breve ma piuttosto tecnica (IV-) al pianerottolo di sosta;

4 - Si segue una cengia erbosa per una decina di metri, fino all'attacco di un evidente diedro nero ("Diedro del Tranviere"): si risale il diedro, piuttosto impegnativo (III+), fino al piccolo tetto che ne chiude l'uscita, si traversa quindi in esposizione verso sinistra (IV+, piedi in aderenza) fino ad un minuscolo pianerottolo, dal quale risalita un'altra breve placca (III) e superata con una spaccata una fenditura, si raggiungono gli spit di sosta;

5 - Si risale un breve pendio erboso e si raggiunge l'attacco della "Via dei Camini": si tratta in realtà di una coppia di diedri paralleli, di cui va risalito quello di sinistra. I primi passaggi sono piuttosto facili (III), poi oltre un breve gradino si arriva alla base del diedro vero e proprio: questo è leggermente inclinato a sinistra, e costringe ad una arrampicata delicata e faticosa (IV, un passo di IV+). Se ne esce a destra, dov'è il pianerottolo di sosta;

6 - Si attacca la paretina superiore, verticale ma molto articolata (III), facendo attenzione a qualche lama instabile. Raggiunto un piccolo pulpito, si supera una piccola "pancia" (III+) e si giunge alla sosta;

7 - Per una brevissima crestina rocciosa si arriva ad un ripiano erboso, sul quale incombe minaccioso il "Gran Diedro Gozzini", passaggio chiave della salita. Si risale un breve canalino erboso, poi si sale verso sinistra per roccette facili ma un poco esposte (attenzione) fino alla comoda sosta alla base del diedro (I+, tiro eventualmente in conserva);

8 - Si risale una placchetta di roccia chiara e si entra verso destra nel diedro ("Diedro Gozzini"): i primi metri sono i più impegnativi, con scarsi appoggi che obbligano ad un faticoso lavoro di braccia (IV+). Più in alto la salita si fa un po' più facile, anche se si mantiene sempre impegnativa ed esposta. Risalito un tratto verticale (IV), si prende per una spaccatura che conduce alla sosta, oramai alla fine delle difficoltà;

9 - Superato un ultimo breve gradino, si esce alla base delle roccette finali, che conducono facilmente sulla sommità del Bastione (I+, eventualmente in conserva, madonnina e crocifisso).

Discesa: dalla cima si prende un evidente sentierino che scende i pendii erbosi verso sinistra. Dopo alcuni tornanti, la traccia si porta su una esposta cengia (cavo d'acciaio) che traversa a lungo verso Nord, poi per pendii erbosi scende molto ripidamente (ancora qualche cavo metallico) fino al pianoro detritico presso l'attacco della "Placca di Ubaldo" (h 0,20 dalla cima). Di qui, col percorso già fatto all'andata, ad Acquasanta (h 1,00 dalla cima).   

Tempo totale h 5,00 - 5,30
Difficoltà D, vari passi di IV+
Dislivello 500 m circa totali, di cui 130 circa di arrampicata
Attrezzatura corda (anche singola), casco, 8 rinvii, un po' di cordini per le soste
Ultimo sopralluogo febbraio 2007
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Periodo consigliato: marzo-aprile e novembre-dicembre

Fantastico concatenamento di "tiri" per una delle salite più classiche e meritevoli (ma non l'unica!) della Baiarda. Via continua, impegnativa e panoramica, che sembra trasportare l'alpinista dal mare direttamente all'alta montagna. Poco frequentata (specie se paragonata a Finale!). Attenzione in caso di giornate ventose, qui fa freddo!