Alle Cascate dell'Ischietto   

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CARTINA CONSIGLIATA: IGC 1:25.000, FOGLIO 113

Punto di partenza Trinità d'Entracque (1096 m) raggiungibile da Mondovì (uscita della A6 Torino-Savona) attraverso Cuneo, Borgo San Dalmazzo e la Valle Gesso. Poco dopo Valdieri si prende la diramazione di sinistra che raggiunge Entracque, da dove una bella strada asfaltata molto panoramica conduce, attraverso pittoresche borgate, alla frazione Trinità (posto tappa GTA). Proseguendo lungo la carrozzabile, che dopo poco si fa sterrata, si percorre ancora un tratto nel bosco fino ai Tetti Porcera (1069 m), ultimo centro abitato del Vallone del Bousset. Poco oltre si supera il torrente sul Ponte Porcera e si lascia l'auto presso un capace parcheggio.
Descrizione Dal parcheggio si continua lungo la carrareccia di fondovalle, che prende a risalire con moderata pendenza l'ampio vallone sulla sinistra idrografica. Oltre il torrente incombono le impressionanti pareti del Caire Porcera (1818 m), alla cui base sgorga la copiosa sorgente del Rai di Trinità. Alternando tratti in falsopiano a brevi rampe più ripide, la strada raggiunge in breve il Ponte Suffiet (1185 m, h 0,25), antica caratteristica costruzione in pietra che supera il Bousset in corrispondenza di una piccola gorgia: bella cascata. Trascurando il ramo di carrareccia che prosegue dritto, si supera il ponte e si continua la risalita del vallone sulla sua destra idrografica, fra macchie di faggi e piccole lingue di pietrame. Con salita un poco più decisa, la carrareccia si porta nel punto in cui il vallone si suddivide in due rami: quello del Sabbione (più frequentato, che compie un'ampia curva a sinistra) e quello d'Ischietto, che procede pressochè rettilineo e che presto sembra sbarrato da una invalicabile bastionata, incisa da numerose cascate. Si abbandona a questo punto la carrareccia principale (non ci sono grandi punti di riferimento, ma siamo poco prima del Gias d'Ischietto, h 0,50 da Ponte Porcera) per prendere una evidente diramazione a destra che, in leggera discesa, scende a valicare il torrente su di un comodo ponticello e conduce nell'ampia conca pascoliva di fondovalle. Un'ampia mulattiera taglia in diagonale ascendente la scarpata erbosa a monte del ripiano, e conduce su di un ripiano superiore, con alcuni grossi massi. Qui la mulattiera tende a perdersi, ma la si ritrova in fondo a sinistra, mentre rientra nel bellissimo bosco di faggi e maggiociondoli. Qui inizia purtroppo un tratto alquanto fastidioso, a causa di una serie di sorgenti interrate che rendono il sentiero viscido e fangoso, situazione peggiorata dal transito del bestiame. Si procede comunque fra macchie di faggi e pittoresche radure, addentrandosi sempre più nel selvaggio ed abbandonato Vallone d'Ischietto. A circa 10 minuti di cammino dal ponte, si incontra una diramazione della mulattiera verso destra che, con moderata salita, si addentra nel fitto bosco: è questa la mulattiera che consentiva un tempo, attraverso un lunghissimo ed ardito percorso, di valicare il Passo del Frassinetto e di scendere al Pra del Rasur, nel Vallone di Mont Colomb. Purtroppo di questa mulattiera rimane ben poco, cosa del resto verificabile provando a seguirla: già al primo tornante, la via è sbarrata dalla prorompente vegetazione che ostacola in maniera decisiva il passo degli ardimentosi! Io provo sempre una fitta al cuore quando devo constatare, qui come altrove, che un simile patrimonio sentieristico così faticosamente conquistato dai nostri nonni è perduto per sempre! Comunque, proseguendo lungo la mulattiera principale non è che le cose vadano molto meglio: ben presto, quando già appare alla vista la grande bastionata rocciosa e, lassù in alto, la maestosa Cascata dell'Ischietto, si incontrano i primi alberi ed arbusti che infastidiscono e rendono disagevole il cammino. La mulattiera, o quel che ne resta, si mantiene alta sul fondovalle, che a seconda della stagione può essere percorso dal tumultuoso rio od essere ricoperto da una spessa coltre nevosa. Il terreno si fa man mano più solido, e si esce così ai piedi di un pendio cespuglioso che sale fino alla base della bastionata. Seguire la mulattiera, qui, diventa alquanto problematico: essa salirebbe con comodi tornanti il breve pendio, ma quando la traccia si porta verso destra, a ridosso del bosco, risulta per lunghi tratti impraticabile stile giungla amazzonica! Meglio seguire alcune tracce fra i cespugli che risalgono direttamente il pendio, con percorso più ripido ma certamente più agevole! Al termine dei tornanti la mulattiera taglia in costa una ripida china (sentiero franato in più punti e ridotto a labile traccia, sempre infastidito da rami e piante) per portarsi infine sulle ripide pietraie alla base della bastionata. Guadagnata quota con un ultimo lungo doppio tornante (muri a secco ancora ben conservati, imposta di caccia in alto) la mulattiera taglia un'erta lingua di pietrisco ed un rio che, più a monte, è originato da una bellissima cascata (attenzione in caso di neve dura, passaggio delicato) per poi attaccare, con altri due tornanti fra le rocce, la bastionata. Aggirato un roccione prominente, si passa nei pressi di una selvaggia gola rocciosa dentro cui precipita un rio, poi si entra in un'altra gola opprimente, che si percorre per pochi metri per uscirne a destra, tirando ad indovinare nell'individuare il sentiero, qui in condizioni veramente disastrose. Con numerosi tornanti fra fastidioso cespugliame si sale ancora poi, improvvisamente, dietro un costone appare la spettacolare Cascata dell'Ischietto (1700 m, h 1,20 dal ponte, h 2,10 da Ponte Porcera): essa è costituita da un triplice salto d'acqua, particolarmente spettacolare in tarda primavera. Oltre la cascata l'ardito sentiero proseguiva la sua risalita della selvaggia bastionata e, con tortuoso percorso, raggiungeva il solitario Gias delle Quarantene (2060 m) nel Vallone Superiore d'Ischietto: oggi questo percorso è pressochè impraticabile e, se da un lato ciò consente a quest'angolo di Marittime di rimanere così selvaggio ed isolato, dall'altro non posso che ribadire il disappunto per la perdita di un così importante patrimonio culturale delle nostre Alpi. Ritorno per la stessa via in h 1,30
Tempo totale h 4,00 circa
Difficoltà EE, serve un po' di intraprendenza
Dislivello 650 m circa
Ultimo sopralluogo giugno 2009
Commenti Periodo consigliato: giugno - luglio

Breve ma interessante percorso, alla riscoperta di luoghi selvaggi e dimenticati. Al di là della spettacolare cascata, molto pittoresca, la gita merita soprattutto per la visita a luoghi un tempo frequentati ma oggi caduti nell'oblio ... A chi cerca vedute spettacolari, cime famose o semplicemente non si trova a suo agio su percorsi incerti e faticosi, questo giro è sicuramente da sconsigliare: per chi invece si sente pronto a compiere una sorta di "pellegrinaggio" nella montagna che fu, le Cascate dell'Ischietto sono lì che lo aspettano!